Disabilità e salute mentale, il 73% rinuncia al supporto psicologico. Costi e barriere gli ostacoli principali
Il supporto psicologico resta ancora un traguardo lontano per la maggioranza delle persone con disabilità. È quanto emerge da una survey condotta da Serenis, centro medico online per il benessere mentale e fisico, in collaborazione con la FISH – Federazione Italiana per il superamento dell’handicap, che ha indagato lo stato di salute mentale delle persone con disabilità e dei loro caregiver.
I risultati, diffusi nell’ottobre 2025, delineano un quadro complesso: sebbene l’88,5% dei partecipanti dichiari di conoscere la terapia psicologica, solo una minoranza ne ha fatto effettivamente uso. Circa il 37% ha svolto sedute in presenza, il 33% online, mentre una persona su cinque avrebbe voluto iniziare un percorso terapeutico senza riuscirci.
La ricerca mette in luce che il 73% dei rispondenti ha rinunciato alla terapia per ragioni economiche, considerandone i costi proibitivi. Altri ostacoli significativi riguardano la mancanza di professionisti con competenze specifiche sulla disabilità (27,9%), la distanza dagli studi terapeutici (22,6%) e la scarsa informazione sui servizi disponibili (16,4%).
«Per le persone con disabilità, il benessere psicologico è fondamentale, così come la consapevolezza dell’importanza dell'accesso al supporto psicologico. Ciò non è, però, sempre possibile a causa di barriere reali: il costo della terapia e la carenza di specialisti», osserva Vincenzo Falabella, presidente della FISH. «È un bisogno forte che si scontra con una realtà di scarsa accessibilità. Per questo la FISH si impegna a promuovere soluzioni che garantiscano a tutti e a tutte il diritto a una buona salute mentale».
Tra i dati più incoraggianti, emerge la fiducia nella terapia online, considerata una possibile risposta ai limiti di accessibilità. Più della metà degli intervistati ritiene fondamentale che le piattaforme digitali offrano terapeuti specializzati e costi sostenibili, mentre il 48% sottolinea l’importanza della facilità d’uso.
«I risultati dimostrano come la terapia online possa rappresentare un’opportunità concreta per superare le barriere territoriali e logistiche», afferma Daniele Francescon, co-founder e general manager di Serenis. «Il 66,7% degli intervistati ritiene che la sua integrazione nel sistema sanitario e nella rete associativa dei pazienti migliorerebbe significativamente il benessere psicologico».
Il sondaggio dedica una parte anche ai caregiver, evidenziando una situazione di forte pressione emotiva e scarsa assistenza. Circa il 43% ritiene che il supporto psicologico disponibile non sia adeguato, mentre oltre la metà (50,4%) si dichiara interessata a iniziare un percorso di psicoterapia, in particolare attraverso sedute individuali (67,2%), considerate più efficaci per affrontare le difficoltà quotidiane.
«Troppo spesso, parlando di caregiver, si pensa solo a chi “si prende cura di”, dimenticando che anche loro hanno bisogno di essere ascoltati e sostenuti», spiega Stefania Stellino, caregiver e coordinatrice del Gruppo scuola della FISH. «Si tende a considerarli eroi, ma dietro quella forza apparente c’è una fragilità che merita attenzione e comprensione: cum patior, soffrire insieme, significa proprio questo».
La fotografia scattata da Serenis e FISH evidenzia un bisogno urgente di accesso equo al benessere mentale, che coinvolge non solo le persone con disabilità ma anche chi le accompagna nel quotidiano. La terapia online, pur non essendo una soluzione definitiva, appare come uno strumento promettente per abbattere barriere e avvicinare il diritto alla salute mentale a chi, ancora oggi, ne resta escluso.