Nei reparti psichiatrici si usa l'elettroshock al posto di cure adeguate
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), nel mondo oltre un miliardo di persone soffre di disturbi mentali, soprattutto ansia e depressione. Ma gli interventi per affrontare il problema continuano a essere insufficienti e scarsi. In generale, infatti, la spesa pubblica destinata alla salute mentale è ferma al 2% del bilancio sanitario totale, una quota che non è cambiata dal 2017.
Ansia e depressione sono i disturbi più comuni e da sole pesano sull’economia globale per circa 1.000 miliardi di dollari all’anno. La questione riguarda tutti i Paesi, colpisce persone di ogni età e condizione economica, con un impatto leggermente maggiore sulle donne. I disturbi mentali rappresentano la seconda causa di disabilità a lungo termine e comportano gravi perdite economiche su scala mondiale. Il suicidio, che nel 2021 ha provocato circa 727 mila morti, è tra le principali cause di decesso tra i giovani in ogni parte del mondo e in tutti i contesti sociali. In particolare, secondo l’organizzazione di volontariato Telefono Amico ogni giorno, in Italia, 10 persone si tolgono la vita.
Nel nostro Paese, secondo un report di Angelini Pharma, meno del 60% delle persone con disturbo mentale riceve le cure adeguate. Nel frattempo, si tornano o si continua a usare nei reparti psichiatrici strumenti invasivi come la terapia elettroconvulsiva, comunemente nota come TEC, al posto di potenziare altre tipologie di cure come la terapia psicologica. Un esempio è Oristano, dove l’Asl ha recentemente deciso di istituire un nuovo incarico dirigenziale di «altissima professionalità a uno specialista nella terapia elettroconvulsivante (Tec) - ovvero l'elettroshock», come riporta La Nuova Sardegna. Come dice invece Il Fatto Quotidiano, «20 persone in un anno e mezzo sono state trattate con la Terapia Elettro Convulsiva (Tec) pagata dall'Asl Roma 5».
La comunità scientifica resta ancora divisa sull’uso della TEC: per alcuni psichiatri si tratta di una terapia utilissima e salvavita nei casi più gravi, soprattutto nei casi di depressione più resistente, per altri resta una terapia invasiva e molto delicata, con possibili impatti sulla memoria del paziente. Nella maggioranza dei reparti psichiatrici italiani - circa il 95% -si applica la contenzione meccanica - legando le persone al letto con delle cinghie - o farmacologica, vale a dire sedando il paziente. Si tratta di una pratica che molti organismi hanno definito «residuo manicomiale», che spesso, come denunciano pazienti e associazioni, viene adottata al posto di un percorso di presa in carico della persona malata.
Per Sarantis Thanopulos, psicoanalista membro ordinario della Società Psicoanalitica, «In Italia è in atto una controriforma nel trattamento della malattia mentale, con il ritorno di pratiche coercitive, fino all'elettroshock; su cento terapie erogate in psichiatria, 94 sono di tipo farmacologico, soltanto 6 contemplano la psicoterapia». Come ha spiegato lo psichiatra Peppe Dell’Acqua, che ha iniziato a lavorare con Basaglia: «Occorre un modello del fare salute mentale che si sviluppi nella comunità e nel territorio». Invece, parlando del caso preciso del Trentino, estendibile però a tutto il territorio: «Si sperimentano protocolli di terapie farmacologiche che sono al di fuori di ogni razionalità, si fa l’elettroshock e si usano pratiche restrittive come le porte chiuse».
Se pensi di voler chiedere aiuto per te o per una persona che conosci, puoi rivolgerti al Telefono Amico al numero 02 2327 2327 oppure sul sito telefonoamico.it