Un’indagine del Guardian ha rivelato che oltre la metà dei video più popolari su TikTok con l’hashtag #mentalhealthtips (“consigli per la salute mentale”) diffonde informazioni scorrette o fuorvianti. Spopolano contenuti che offrono consigli vaghi, promesse illusorie – come la possibilità di “guarire da un trauma in un’ora” – o che associano emozioni comuni a disturbi mentali gravi.

«Questi video abusano del linguaggio terapeutico e propongono soluzioni eccessivamente semplificate», ha spiegato David Okai, neuropsichiatra del King’s College di Londra, al Guardian. «Creano confusione su cosa sia davvero una malattia mentale». La critica principale riguarda la banalizzazione di realtà psicologiche complesse, spesso affrontate con leggerezza o attraverso esperienze soggettive non generalizzabili.
«Questi “consigli” sui social non devono mai sostituire il supporto professionale qualificato», afferma la deputata Paulette Hamilton, presidente della commissione Sanità britannica.

TikTok, nelle ultime settimane, è finito al centro delle polemiche anche per un altro motivo: la diffusione dell’hashtag “SkinnyTok”, che aveva invaso la piattaforma con video che mostrano giovani donne emaciate, promuovono diete estreme e offrono consigli radicali per perdere peso. Il fenomeno ha attirato l’attenzione della Commissione Europea e dell’autorità francese di regolamentazione digitale Arcom, portando TikTok a bloccare a livello globale la ricerca dell’hashtag. Ora, digitando “#skinnytok”, si viene reindirizzati a risorse di supporto per la salute mentale.

La ministra francese per il Digitale, Clara Chappaz, ha parlato di una “vittoria collettiva” dopo due mesi di pressioni pubbliche, petizioni e un incontro ufficiale con TikTok a Dublino. Ma ha avvertito: «La lotta per proteggere i nostri figli online non finisce qui. Non mi arrenderò. Vietare i social media prima dei 15 anni è la mia priorità.»

Non è la prima volta che TikTok viene criticata per i suoi effetti sul benessere mentale: già nel 2024 aveva sospeso e poi ritirato il programma “TikTok Lite”, che premiava gli utenti per il tempo trascorso davanti allo schermo, dopo l’emergere di forti preoccupazioni legate alla salute mentale degli utenti.