Il bollo auto è probabilmente una delle tasse più odiate dagli italiani. Per una famiglia monoreddito, che magari possiede una sola macchina e già fatica a sostenere benzina, assicurazione e manutenzione, non dover pagare anche qualche centinaio di euro di bollo è, molto semplicemente, una buona notizia. Detto questo, quella annunciata ieri dal governo Meloni assomiglia molto a una mancetta elettorale. «Oggi il governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani», ha annunciato la premier, presentando la misura come «semplice e strutturale». «Mentre altri parlano di patrimoniali, noi togliamo una tassa sulla proprietà».

Come nelle migliori offerte pubblicitarie, però, la parte più importante, a cui fare attenzione, è quella scritta in piccolo. Il governo infatti non ha davvero “cancellato” il bollo auto: il decreto approvato finanzia l’esenzione per il 2027, mentre per renderla strutturale serviranno nuove coperture.  Inoltre, saranno esentate le auto fino a 80 kW, circa 109 cavalli, oltre a moto e scooter, per un totale stimato dal governo di 14,5 milioni di veicoli. Ogni persona potrà usufruire dell’esenzione per un solo mezzo e, se possiede più automobili compatibili, il beneficio andrà a quella con la potenza più bassa.

Guardando la proposta di Giorgia Meloni con la lente d’ingrandimento, salta agli occhi una coincidenza: l’anno in cui milioni di italiani non dovranno mettere mano al portafoglio per l’odiata tassa è esattamente quello in cui torneremo a votare. 

Il precedente più famoso risale all’aprile del 2006. A pochi giorni dalle elezioni, durante il confronto televisivo da Bruno Vespa con Romano Prodi, Silvio Berlusconi promise, in caso di vittoria, l’abolizione dell’Ici sulla prima casa. C’è poi un precedente ancora più curioso. Nel 2016 Matteo Renzi propose di abolire proprio il bollo auto. Giorgia Meloni lo definì «il mago della distrazione di massa» e un «venditore di pentole», accusandolo di essere già «in piena campagna elettorale». Dieci anni dopo, quella proposta è diventata la sua.

Se nelle pubblicità bisogna leggere le scritte in piccolo, qui ce n’è una ancora più piccola: chi è che paga? Il bollo è un tributo regionale e l’esenzione vale circa 2,3 miliardi di euro. Il governo assicura che le Regioni saranno compensate e per il 2027 ha previsto trasferimenti per 2,2935 miliardi, utilizzando anche economie del Pnrr.

Secondo il presidente della Toscana Eugenio Giani parla di «demagogia pura fatta con i soldi delle Regioni» e sostiene che alla Toscana arriverà «un rimborso per poco più di 100 milioni», a fronte di circa 350 milioni di minori entrate. 

Quei 2,3 miliardi non vengono cancellati insieme al bollo, ovviamente, ma dovranno essere trovati altrove. Se le compensazioni non dovessero bastare, il conto rischierebbe di arrivare a Regioni che già devono tenere insieme sanità, trasporto pubblico e bilanci in affanno. Per un anno, quindi, fino alle prossime elezioni, il bollo sparirà dal portafoglio di milioni di automobilisti. I 2,3 miliardi necessari per farlo, però, da qualche portafoglio dovranno comunque uscire.