Quando Emma Bonino finì in carcere per il diritto all'aborto
È morta Emma Bonino, figura chiave nella storia delle lotte per i diritti civili e dirigente del Partito Radicale. Nel 1975, affrontò un mandato di cattura come presidente del Centro informazione, sterilizzazione e aborto (CISA), dove erano offerti aborti sicuri e controllati in un contesto in cui l’interruzione di gravidanza rappresentava ancora un reato. Fu Bonino stessa a consegnarsi agli arresti, allo scopo di sensibilizzare sul tema dell’aborto. «Signor Presidente, la informo che esiste contro di me un mandato di cattura. La prego di consegnarmi ai carabinieri», affermò fuori al seggio elettorale di Bra, la città in cui è nata e dove si era recata per «esercitare il suo diritto di voto».
Bonino restò in carcere poco meno di una settimana. La sua azione, però, ebbe un fortissimo impatto all’interno della società: molte donne scesero in piazza e criticarono l’ipocrisia della clandestinità di tale pratica. Così nacquero in varie città raccolte firme per un referendum abrogativo del reato di aborto. Come ebbe più volte modo di raccontare, maturò il suo impegno politico per il diritto all’aborto quasi per caso: «A 24 anni, il ginecologo che avevo consultato mi disse che ero sterile e che non avevo bisogno di contraccezioni. Ma dopo due mesi, scoprì che forse era il ginecologo a non averne bisogno, ma quello che era sicuro è che io sterile non ero». Bonino scoprì dunque di essere incinta e ricorse all’aborto clandestino. «Dopo avere vissuto quell'aborto ed essermi umiliata – raccontò Bonino a Vanity Fair – ho deciso che non sarebbe accaduto mai più a nessuna. Sono entrata in contatto con Adele Faccio e insieme a Marco Pannella e Gianfranco Spadaccia abbiamo cominciato un percorso di aiuto pubblico ad abortire alle donne che ne avevano bisogno, e quindi di autodenuncia».
L’anno successivo all’arresto fu eletta alla Camera con il Partito Radicale e con Pannella condusse molte altre battaglie politiche per i diritti civili: da quella per una piena legittimità della legge sul divorzio, fino alla lotta per il disarmo nucleare e contro l’utilizzo dell’energia atomica per scopi civili.