Per Meloni oggi l'Italia «è più forte», ma cosa dicono i dati?
di Davide TragliaOggi il governo Meloni diventa il più longevo della storia della Repubblica: 1.413 giorni a Palazzo Chigi, superando il secondo governo Berlusconi. Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia hanno celebrato il record rivendicando i risultati raggiunti in quasi quattro anni di governo. Per l’occasione, il partito ha preparato anche una brochure dal titolo “Il governo + stabile, l’Italia + forte”, con una lunga serie di numeri e “record” su occupazione, stipendi, tasse, immigrazione, sicurezza e sanità.
Abbiamo provato allora a leggere quei dati e a confrontarli con le statistiche ufficiali, per capire quanto raccontino davvero la situazione del Paese. Perché il governo più longevo è un fatto. Ma davvero l’Italia è diventata più forte? E, soprattutto, si sta meglio rispetto a quattro anni fa?
«OCCUPAZIONE RECORD E DISOCCUPAZIONE AI MINIMI»
FdI rivendica oltre un milione di occupati in più e un tasso di occupazione record del 63,2%. I numeri sono corretti: a luglio gli occupati erano 24,37 milioni. Ma la crescita non è iniziata con Meloni: secondo ISTAT, già nel 2022 il mercato del lavoro stava «continuando la ripresa avviata nell’anno precedente». Attribuire quindi tutto l’aumento alle politiche del governo è arbitrario. L’Italia, inoltre, resta tra i Paesi con il tasso di occupazione più basso dell’OCSE.
CONTRATTI SBLOCCATI E STIPENDI PIU’ ALTI
FdI festeggia gli aumenti ottenuti con i rinnovi dei contratti. In termini nominali gli stipendi sono effettivamente cresciuti. Ma quello che conta è quanto permettono di comprare: secondo l’OCSE, nel primo trimestre 2026 i salari reali italiani erano addirittura del 6,1% inferiori al 2021, il peggior recupero tra le grandi economie OCSE. Inoltre, per il 2026 è previsto un nuovo calo dello 0,9%. Gli stipendi salgono, dunque, soltanto sulla carta. Il documento celebra anche il rischio di povertà ai minimi storici. L’indicatore è effettivamente migliorato, scendendo al 22,6% nel 2025, ma 5,7 milioni di persone restano in povertà assoluta. Il costo della vita racconta però un altro pezzo della storia: un paniere di 31 prodotti che nel 2021 costava 100 euro oggi ne costa 129,50. Carne bovina +31%, pollo +34%, uova +43%, olio extravergine +47%, caffè +51%.
«MENO TASSE PIU’ SOLDI IN BUSTA PAGA»
Nella brochure si parla di «meno tasse» e di oltre 21 miliardi messi nelle tasche degli italiani grazie al taglio del cuneo e dell’Irpef. Quegli interventi esistono, ma non significano che complessivamente gli italiani paghino meno tasse. Nel 2022 la pressione fiscale valeva il 41,7% del Pil; nel 2025 è salita al 43,1%, il livello più alto degli ultimi anni. Il taglio sul lavoro c’è stato, ma raccontarlo come una generale riduzione delle tasse è quantomeno parziale.
«MENO SBARCHI PIU’ RIMPATRI»
FdI rivendica un calo degli sbarchi di circa l’80% rispetto al 2023. C’è, tuttavia, un dettaglio importante: nel 2023 governava già Giorgia Meloni e gli arrivi erano stati quasi 160mila, il dato più alto dal 2016. In altre parole, il governo confronta il risultato attuale con uno dei peggiori registrati durante il suo stesso mandato.
«RECORD FONDI ALLA SANITÀ»
FdI parla di «record di fondi alla sanità» perché gli stanziamenti sono aumentati in valore assoluto (dai 126 del 2022 ai 143 mld di euro del 2026). Confrontare miliardi di anni diversi senza considerare crescita dei prezzi e Pil, però, racconta solo una parte della storia. Quattro anni fa il finanziamento del Servizio sanitario nazionale era di circa il 6,3% del Pil. Per il 2026, invece, è sceso al 6,2%. I soldi aumentano, quindi, ma il peso della sanità sull’economia non segna alcun record.
«TOLLERANZA ZERO CON LA CRIMINALITA’»
La stretta rivendicata dal governo ha coinciso con una forte crescita della popolazione carceraria. Al 31 agosto nelle carceri c’erano 65.661 detenuti per 51.220 posti.
L’aumento è fortissimo tra i più giovani: negli ipm si è passati dai 381 presenti di fine 2022 ai 581 dell’aprile 2026, +52,5%. Secondo Antigone, l’impennata arriva dopo il decreto Caivano e non corrisponde a un aumento della criminalità minorile.
Più carcere, insomma, non equivale automaticamente a più sicurezza.