«Proteggere le donne» col «patriarcato mediterraneo»: l'idea di "futuro" di Vannacci
«Non è un elenco di promesse generiche», si legge all'inizio della “Base ideologica e programmatica di Futuro Nazionale”, il manifesto pubblicato dall'ex generale e (ahinoi) europarlamentare Roberto Vannacci, «ma la definizione di principi e strategie per i campi decisivi dell'emergenza nazionale». “Emergenza nazionale” che sarebbero il reato d'opinione, il reato di tortura, l'uscita dall'euro e l'imputabilità a 12 anni: tutti «programmi con cui intendiamo governare il Paese per i prossimi dieci anni», senza mai accennare alle risorse con cui farlo. Forse lo faranno nelle prossime settimane, quando – promettono (minacciano?) – saranno pubblicate le altre due parti del testo.
Identità cristiana, famiglia tradizionale, tradizione romana del diritto, la vita dal concepimento alla morte naturale: questi valori «non sono negoziabili» – ma il programma «non rimane scavato nella pietra: è vivo e verrà cambiato ogni volta che la situazione lo richiederà». Dunque i valori sono almeno un po' negoziabili? Non il reato di femminicidio, che va abolito: «oggi le statistiche mostrano che il tasso di omicidi di donne» e «i dati sulla violenza domestica», in Italia, sono «estremamente più bassi di quelli rilevati nei Paesi scandinavi, contrassegnati da un femminismo ormai realizzato». Bisogna quindi «proteggere, e non criminalizzare il nostro modello: quello del “patriarcato mediterraneo”, volto alla formazione di maschi forti, capaci di dominare emozioni e passioni, proteggendo le donne e offrendosi per la difesa della società».
Il testo associa i femminicidi (guai a chiamarli così) allo «sradicamento legato all’immigrazione di massa», immediatamente accostata a «fenomeni di violenta barbarie», il disco rotto della “remigrazione”: bisogna disincentivare l'immigrazione escludendo «coloro che non sono cittadini italiani da tutti i benefici sociali». Oggi l'Italia «sembra un vero e proprio paese di Bengodi per tutti, compresi malviventi e scansafatiche»; e dopo Boccaccio si cita San Paolo: «chi non vuole lavorare, neppure mangi».
Ma tutti quei lavori che, si dice, gli italiani non vogliono più fare? Vengano promossi con «sgravi fiscali», «aumento stipendiale», «reperimento di manodopera italiana»; riprendiamoci insomma tutto quello che è nostro (cit.): i «lavori più umili», come vengono definiti. D'altronde non si era mai parlato di scuola, università e mondo del lavoro: questo sì che è il mondo al contrario.