C’erano grandi aspettative per l’intervista della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a “Pulp podcast”, il podcast di Fedez e Mr. Marra. Alle 13.00, puntuali, ci siamo collegati al canale YouTube della trasmissione per seguire «la puntata speciale», come l’ha definita in apertura lo stesso Fedez.

La definizione che è circolata con più insistenza in redazione al termine dei 55 minuti di visione è stata: un’occasione persa. Da un lato, infatti, si è trattato senza dubbio di un «traguardo» - sempre nelle parole di Fedez - portare la presidente del Consiglio in un contesto alternativo rispetto ai media tradizionali. Dall’altro, però, proprio questa opportunità è apparsa in gran parte sprecata: nello svolgimento, l’intervento ha finito per assomigliare molto a quelli già visti nei canali più tradizionali.

L’intervista si è infatti trasformata in una sorta di monologo, in cui la premier ha parlato per circa 55 minuti senza un reale contraddittorio. Fanno eccezione alcuni tentativi, peraltro contenuti, da parte di Mr. Marra di riportare osservazioni critiche sulla campagna elettorale e su alcune scelte comunicative, senza però incidere in modo significativo sull’andamento complessivo della conversazione. Per il resto, i due conduttori sono apparsi piuttosto accomodanti nei confronti della premier, che ha avuto ampio spazio per argomentare le proprie posizioni e quelle del governo - dall’Iran al decreto sicurezza, fino ai servizi segreti e, naturalmente, al referendum sulla giustizia - senza un effettivo contraddittorio.

Sul finire della puntata, Fedez ha inoltre richiamato il caso di Enzo Tortora, spesso evocato nel dibattito sulla giustizia: «con l’approvazione della riforma potranno essere evitati casi simili?», ha chiesto il rapper, offrendo così alla presidente del Consiglio l’occasione per rilanciare le argomentazioni a sostegno del “Sì”. Insomma, non era certamente un compito semplice tenere testa alla presidente del Consiglio. Ma, se si celebra lo sdoganamento della discussione politica su canali alternativi, è lecito aspettarsi - e chiedere - qualcosa di diverso. Una “sensazione” che sembra condivisa anche dagli utenti, almeno a leggere i primissimi commenti.