Si è concluso con dodici condanne il processo a carico di 17 militanti di Casapund accusati dalla Procura di Bari di aver ricostituito il partito fascista e di aver aggredito alcuni manifestanti al termine di una manifestazione svoltasi nel capoluogo pugliese il 21 settembre 2018.

La sentenza è stata pronunciata dal collegio presieduto dal giudice Ambrogio Marrone. Cinque imputati sono stati condannati a un anno e sei mesi di reclusione per il reato di riorganizzazione del disciolto partito fascista; per altri sette la pena è stata fissata in due anni e sei mesi, in quanto ritenuti responsabili anche di lesioni personali. Per tutti è stata inoltre disposta la privazione dei diritti politici per cinque anni.

Secondo quanto contestato dall’accusa, i fatti risalgono alla sera del 21 settembre 2018, nel quartiere Libertà di Bari, quando alcuni militanti hanno aggredito manifestanti antifascisti che stavano rientrando da un corteo organizzato per contestare le politiche sull’immigrazione dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, in visita in città nei giorni precedenti. Negli atti dell’inchiesta l’episodio viene definito come un’aggressione «squadrista».

Il procedimento rappresenta il primo caso in Italia in cui viene riconosciuta nei confronti di militanti di CasaPound la violazione degli articoli 1 e 5 della legge Scelba, che sanzionano rispettivamente la riorganizzazione del disciolto partito fascista e le manifestazioni di carattere fascista.

Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro 90 giorni.