«L'Italia è schierata in prima linea: ogni sforzo per l'assistenza umanitaria a Gaza e per l'immediato ingresso degli aiuti nella Striscia, anche attraverso il meccanismo Food for Gaza» ha scritto il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, dopo un lungo colloquio telefonico con il Primo Ministro palestinese, Mohammad Mustafa.

«Ho illustrato i nuovi aiuti umanitari che distribuiremo anche tramite lanci aerei. Stiamo lavorando per accogliere in Italia altri 50 palestinesi da Gaza, bambini bisognosi di cure sanitarie e le loro famiglie».

Mentre Israele nega la carestia, consentendo l'ingresso e la consegna solo a una quantità minima di beni essenziali e di cibo, negli scorsi giorni anche Germania, Francia, Regno Unito e Spagna avevano annunciato che avrebbero organizzato un ponte aereo per paracadutare prodotti di prima necessità, con la collaborazione della Giordania.

Paracadutare gli aiuti, però, è più costoso e assai meno efficiente che mandarli via terra – oltre che parzialmente pericoloso. Jamil Sawalmeh, direttore di ActionAid in Palestina, ha dichiarato che «un maggiore accesso agli aiuti umanitari è certamente positivo», ma «si tratta di misure temporanee».

«Quello di cui Gaza ha bisogno è un cessate il fuoco immediato e permanente, e la fornitura continua, senza ostacoli, di aiuti umanitari – guidata dalle Nazioni Unite, dall'UNRWA e da altre organizzazioni internazionali».