«Date a Francesca Albanese il Premio Nobel per la pace»
Lanciata 4 giorni fa, dopo l’annuncio delle sanzioni personali da parte degli Stati Uniti, la petizione “Siamo farfalle” che chiede di assegnare il Premio Nobel per la Pace a Francesca Albanese ha già raggiunto più di 45mila firme.
L’iniziativa è stata voluta da un gruppo di donne legate al mondo dell’attivismo, politica e diritti: Eliana Como del direttivo nazionale Cgil; Raffaella Bolini, vicepresidente dell'Arci; Elena Mazzoni, attivista ambientale e della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista; Eleonora Forenza del segretariato della Sinistra Europea e le giornaliste Monica di Sisto, Francesca Fornario e Rosa Lella. Nel titolo la petizione riprende una frase dal libro di Albanese “Quando il mondo dorme”: «Da soli siamo fragili come le ali di una farfalla, ma uniti - solidi e solidali - possiamo fare tempesta. (…) – si legge – È nell’interconnessione delle lotte per l’emancipazione e la libertà - individuale o collettiva - che dobbiamo ritrovare il nostro solidum. Insieme possiamo affrontare qualsiasi sfida. Quindi battiamo le ali, facciamo la tempesta, anzi, come si dice dalle mie parti, facciamo ammuìna!».
La Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi occupati è rimasta una delle poche voci istituzionali e indipendenti a denunciare le violazioni dei diritti umani a Gaza e in Cisgiordania. Dopo la pubblicazione di un report che denuncia i rapporti tra il mondo economico e finanziario mondiale e lo Stato di Israele, Albanese è entrata nel mirino di Stati Uniti e Tel Aviv. I due Governi hanno sempre criticato le posizioni della Relatrice. Ma ora stanno cercando di screditarla in modo attivo, da un lato con sanzioni economiche mirate e dall’altro con una campagna di disinformazione sponsorizzata sul web. Nel frattempo, a Roma è spuntato un graffito con il ritratto di Albanese e la scritta Nobel. In mano la Relatrice tiene la medaglia con il profilo di Alfred Nobel, al collo una collana col simbolo della pace. L’artista Harry Greb ha presentato l’opera chiedendo di tenere «giù le mani da Francesca Albanese», perché «ha portato alla luce tutto ciò e le parti in causa capeggiate dagli USA hanno ritenuto opportuno sanzionarla personalmente come ritorsione e vendetta».
«Chi oggi lascia sola Francesca Albanese rinuncia definitivamente a ogni possibilità di cambiare le cose – continua il post dell’artista – Chi oggi rimane in silenzio come ha fatto, soprattutto, in questi ultimi due anni, questa volta non farà in tempo a salire sul carro di chi è dalla parte giusta…sarà troppo tardi per lei ma soprattutto per noi stessi. Non avremo più nulla per cui alzare la testa, saremo proprio come ci vogliono gli stessi che Francesca ha messo allo scoperto mostrandoli al mondo».