La Libia non è un porto sicuro, neanche per un ministro italiano
di Melissa Aglietti«No Libia, no Libia!»: è la frase che ho sentito più volte la scorsa estate, quando con VD sono stata a bordo del veliero Astral di Open Arms, ong che si occupa di soccorrere vite in mare. Alle persone migranti la Libia fa più paura del mare. C’è chi scambia le navi di soccorso per navi della guardia costiera libica - che hanno postazioni per le mitragliette al posto dei salvagenti - e letteralmente impazzisce di paura, fino a buttarsi in acqua.
Eppure la Libia, che nemmeno esiste come entità statale unica, è stata ritenuta dai governi italiani di qualsiasi schieramento un “Paese sicuro”. Questo è accaduto nonostante i continui scontri tra fazioni opposte e i ripetuti report che denunciano torture, stupri, arresti di massa e uccisioni di persone migranti che provano ad attraversare il Mediterraneo. Ma - come ricorda anche la ong Sea Watch - la Libia non è un Paese sicuro nemmeno per un ministro, che può essere accusato di «ingresso illegale». Il respingimento all’aeroporto di Bengasi del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi con i suoi omologhi greco, Thanos Plevris, maltese, Byron Camilleri, e il commissario europeo Mark Brunner, ne è la dimostrazione.
I tre ministri e il commissario Ue avevano in programma un doppio incontro, prima con Trabelsi, responsabile degli Interni di Tripoli, poi con il suo omologo in Cirenaica, per chiedere maggiori sforzi nel bloccare le partenze. Secondo l’agenzia Nova, nei primi sette mesi del 2025 sono sbarcati in Italia 30.060 migranti, con un aumento del 15% rispetto ai 26.131 registrati nello stesso periodo del 2024. Dal 2017 è in vigore un accordo fra l’Italia e varie milizie libiche per intercettare e riportare con la forza in territorio libico migliaia di migranti che provano a raggiungere l’Europa via mare. Secondo i dati dell’OIM nel 2024 sono state intercettate più di 19mila persone, e più di quattromila nei primi due mesi del 2025.
Ma chi viene intercettato in mare non rientra a casa su un aereo, come accaduto al ministro: dall’inizio del 2024 al 31 agosto, su oltre 15mila persone migranti intercettate in mare e riportate in Libia, almeno 434 sono morte e 611 sono disperse nel Mediterraneo.