Il Consiglio comunale di Napoli ha approvato all’unanimità una mozione che segna una presa di posizione netta sul conflitto a Gaza. Il documento impegna il sindaco Gaetano Manfredi e l’amministrazione cittadina a interrompere ogni forma di collaborazione istituzionale con enti, associazioni e istituzioni israeliane riconducibili all’attuale governo di Tel Aviv. Al contrario, si invita a privilegiare rapporti con organizzazioni non governative israeliane impegnate nel pacifismo. La seduta, tenutasi al Maschio Angioino, è stata interamente dedicata alla crisi umanitaria in corso nella Striscia di Gaza, grazie anche all’impegno della Rete Napoli per la Palestina, che ha fortemente sostenuto l’iniziativa.

Durante la discussione sono emerse richieste chiare e mirate: la sospensione di ogni cooperazione economica e istituzionale con Israele, il disinvestimento da aziende coinvolte nella produzione bellica e il divieto di accesso al porto di Napoli per navi israeliane cariche di armamenti o materiali a duplice uso. Si è chiesto, inoltre, al sindaco di farsi portavoce, presso l’ANCI e il Governo, della richiesta di interrompere ogni accordo di cooperazione militare con lo Stato israeliano. Infine, è stato ribadito il sostegno alla campagna internazionale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) finché non saranno pienamente rispettati il diritto internazionale e la sovranità del popolo palestinese.

Durante la seduta, alcuni attivisti della Rete Napoli per la Palestina hanno fatto ingresso nell’aula esponendo bandiere e striscioni a sostegno della causa. All’esterno del Maschio Angioino si sono verificati momenti di tensione tra le forze dell’ordine e diversi movimenti di disoccupati organizzati, che manifestavano la propria solidarietà al popolo palestinese e «chiedevano un’interlocuzione all’amministrazione Manfredi a garanzia degli impegni assunti e conquistati dopo 10 anni di lotta collettiva».

Con questa mozione, Napoli si colloca tra le prime città italiane ad adottare una posizione così chiara e articolata sul conflitto in Medio Oriente, contribuendo ad ampliare un dibattito che finora ha coinvolto principalmente alcune regioni e un piccolo comune. Nelle scorse settimane, infatti, Sardegna, Puglia ed Emilia-Romagna avevano annunciato l’intenzione di interrompere i rapporti con Israele, mentre il Comune di Sesto Fiorentino, in provincia di Firenze, ha approvato una delibera che prevede – a partire dal 1° luglio – il blocco della vendita, nelle otto farmacie comunali, di farmaci da banco, parafarmaci, dispositivi e cosmetici prodotti da aziende israeliane o a capitale israeliano.

L’impegno di una grande città come Napoli dà ora un nuovo peso politico e simbolico a queste iniziative, e potrebbe aprire la strada ad analoghe prese di posizione in altre città del Paese.