Perché Salvini è stato assolto nel processo Open Arms
L’Italia non era obbligata ad assegnare un porto sicuro alla nave della ong spagnola Open Arms, che nell’agosto del 2019 si è vista rifiutare per quasi 20 giorni la possibilità di far sbarcare i 142 naufraghi salvati in un porto italiano.
Secondo le motivazioni della sentenza di primo grado sul processo Open Arms - che ha assolto a dicembre l’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini dall’accusa di sequestro di persona e omissione di atti d'ufficio - la nave sarebbe infatti dovuta andare in Spagna, coinvolta nel caso come Stato di bandiera della nave stessa.
Il blocco dell’ong spagnola si inseriva nella strategia dei «porti chiusi» portata avanti dal Viminale. Il caso fu risolto solo dal decreto della procura di Agrigento che, a tutela dei migranti, dispose sequestro della nave e sbarco immediato.
Tuttavia, i giudici sottolineano il carattere «precario» e a volte «inaffidabile» del quadro normativo sul soccorso in mare, in particolare rispetto ai salvataggi di migranti da parte delle ong. «Non esiste una cornice legislativa idonea a regolare ordinatamente i rapporti tra i vari soggetti coinvolti nelle operazioni di salvataggio nel mar Mediterraneo, almeno nel contesto delle operazioni ong, né una definita, e condivisa, linea progettuale sulla gestione dei flussi migratori», scrivono i giudici.
Come ha spiegato a Wired lo studioso delle migrazioni internazionali Gianfranco Schiavone, in effetti «Le norme per il soccorso in mare sono nate per regolare episodi eccezionali, come gli incidenti, e non per la gestione dei flussi migratori».
Secondo invece Matteo Salvini: «I giudici hanno confermato che difendere l’Italia non è reato, rilevando l’ostinazione e l’arroganza di Open Arms che ha fatto di tutto per venire in Italia, scartando tutte le altre alternative che erano più logiche e naturali». «La soddisfazione per la decisione dei giudici di Palermo non cancella l’amarezza per un processo lungo e che è costato migliaia di euro ai contribuenti italiani», ha detto. «È il risultato dell’odio politico della sinistra contro di me».