Dopo la Puglia anche l’Emilia-Romagna rompe i rapporti con Israele
Il primo a esporsi è stato il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che la scorsa settimana ha annunciato l’interruzione dei rapporti istituzionali con Israele. Nelle stesse ore il Comune di Bari dichiarava come «non gradita» la partecipazione di Tel Aviv alle prossime edizioni «della Fiera del Levante e nei Saloni specializzati».
Il 31 maggio anche il Presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha comunicato lo stop alle relazioni con il Governo Netanyahu. Come in Puglia, il provvedimento si estende anche a «tutti i soggetti ad esso direttamente riconducibili che non siano apertamente e dichiaratamente motivata dalla volontà di porre fine al massacro in corso», si legge nel messaggio inoltrato a tutte le strutture regionali.
La Puglia interrompe i rapporti con Israele, è la prima Regione a schierarsi contro il genocidio
La decisione non verrà ritirata «fino a che il rispetto del diritto internazionale non venga ripristinato», scrive de Pascale. L’obiettivo è fermare il «genocidio», per usare le parole di Emiliano. Ribadisce il Presidente dell’Emilia-Romagna: «Ciascuno di noi è chiamato a fare quanto è nelle proprie possibilità, nel pieno rispetto delle leggi e delle competenze costituzionali, per contribuire a fermare le violenze in corso».
Una posizione, chiarisce il messaggio, «nei confronti dell’attuale Governo israeliano, non del popolo israeliano, né tanto meno delle persone di religione ebraica e delle comunità ebraiche presenti in Emilia-Romagna, da sempre protagoniste del dialogo interreligioso e dell’impegno contro ogni forma di violenza».
Anche i Comuni di Bologna e Rimini hanno aderito allo stop. E ora ci sta riflettendo anche Eugenio Giani, che si è detto «favorevole», ma deve essere il Consiglio regionale toscano a fare il primo passo. La grillina Irene Galletti ha già calendarizzato una mozione per impegnare la giunta in tal senso. Nel frattempo Giani sabato prossimo sarà alla manifestazione per la Palestina a Roma organizzata da Pd, M5S e Avs.
Le iniziative delle amministrazioni guidate dal centrosinistra sono soprattutto simboliche. Possono interrompere i rapporti di cooperazione esistenti a livello economico, industriale e culturale, ma non toccano la sfera della diplomazia, che resta in capo al Governo centrale. L’espansione dei provvedimenti a livello regionale può comunque mettere pressione sull’esecutivo. Oltre allo stop delle relazioni istituzionali, Giani punta a presentare al Parlamento una legge d’iniziativa regionale per chiedere il riconoscimento italiano della Palestina, ma per questa sono necessarie almeno cinque Regioni. Per il momento se ne contano (quasi) 3.