«Mi ritirai dal processo perché la mafia minacciò la mia famiglia», la storia di Michela Buscemi
di Melissa AgliettiIl 23 maggio 1992, una strage cambiò per sempre la storia d’Italia: sull’autostrada all’altezza di Capaci, un’esplosione uccise il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Oggi, a 33 anni da quel giorno, ricordiamo non solo le vittime, ma anche chi ha avuto il coraggio di opporsi alla mafia. Michela Buscemi ha 85 anni e vive a Balestrate. Nel 1986, sfidando il volere della sua famiglia, decise con coraggio di costituirsi parte civile al maxiprocesso contro Cosa Nostra, dopo che la mafia le aveva ucciso due fratelli. Una scelta che la costrinse a lasciare Palermo, per il timore di ritorsioni.
Lo scorso anno siamo stati nella sua casa per raccogliere la sua testimonianza e ripercorrere insieme le ferite ancora aperte della Sicilia degli anni ’80, segnati da violenze e delitti atroci.
Il video completo è qui.
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Oggi, a 33 anni da quel giorno, ricordiamo non solo le vittime, ma anche chi ha avuto il coraggio di opporsi alla mafia. Michela Buscemi ha 85 anni e vive a Balestrate. Nel 1986, sfidando il volere della sua famiglia, decise con coraggio di costituirsi parte civile al maxiprocesso contro Cosa Nostra, dopo che la mafia le aveva ucciso due fratelli. Una scelta che la costrinse a lasciare Palermo, per il timore di ritorsioni.
Lo scorso anno siamo stati nella sua casa per raccogliere la sua testimonianza e ripercorrere insieme le ferite ancora aperte della Sicilia degli anni ’80, segnati da violenze e delitti atroci.
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