Partigiani silenziati e canti limitati, i Comuni si adeguano al 25 aprile “sobrio”
5 giorni di lutto nazionale non erano mai stati previsti in seguito alla morte di un Papa. E come ha raccontato Il Post, per Meloni non c’erano neanche motivazioni oggettive – di calendario operativo – per allungare il momento di cordoglio istituzionale fino a sabato, 25 aprile compreso.
La Festa della Liberazione dal Nazifascismo è ogni anno campo di scontro tra la destra di Governo e le opposizioni; gli esponenti del partito di Meloni, nipoti dei post-fascisti del Movimento Sociale Italiano, devono gestire a livello istituzionale una ricorrenza indigesta per la loro cultura politica, e non senza qualche imbarazzo. Non a caso Meloni aveva già programmato un viaggio in Uzbekistan per il 25 aprile di quest’anno, una data di peso, perché cade nell’80° anniversario della Liberazione. Poi è arrivata la morte di Papa Francesco. Viaggio annullato, e il Governo impone 5 giorni di lutto nazionale con la richiesta esplicita di contenere l’entusiasmo nelle manifestazioni: anche se l’Italia è una Repubblica laica, nel rispetto per il Santo Padre l’esecutivo invita a un 25 aprile nel segno della «sobrietà».
Ma cosa succede quando le indicazioni sono vaghe? Che ognuno le interpreta come crede. E così, l’invito alla «sobrietà» ha offerto a diversi Comuni guidati dal centrodestra l’opportunità di rivedere le programmazioni applicando qualche taglio “creativo”. A Cinisello Balsamo, nell’hinterland milanese, il sindaco leghista cancella il comizio dei rappresentanti dell'Anpi e le bandiere politiche al corteo. «Poco sobria è la strumentalizzazione con cui si usa la morte del papa per oscurare il ricordo di altre morti, credo sia necessario disobbedire e tenere il comizio già programmato», ha dichiarato Luca Stanzione, segretario generale Cgil Milano.
Polemica anche a Romano di Lombardia, nel Bergamasco, dove il presidente del Consiglio Comunale, il leghista Paolo Patelli, dice no a «brani musicali, inni e canti ad eccezione del Silenzio e dell'Attenti» nelle prime tappe del corteo. Insomma, riassume l’Anpi locale: «si potrà impedire alla banda di suonare Bella ciao», ma non di cantarla. Almeno non subito, perché «il programma rimarrà invariato per la tappa al monumento ai Caduti e la conclusione in piazza Roma». Così si è giustificata l’amministrazione.
A Foligno, in Umbria, il sindaco sostenuto dal centrodestra Stefano Zuccarini ha interpretato l’invito alla sobrietà eliminando la consueta visita al cimitero di guerra a Rivotorto di Assisi. Non ci sarà neanche l’esibizione della Filarmonica di Belfiore-Città di Foligno e l’esecuzione dell’inno d’Italia da parte della cantante lirica Paola Scarponi. Questa scelta, scrive il M5S locale, «rischia di compromettere il doveroso omaggio alla Resistenza, il timore è che venga meno un impegno chiaro nel celebrare un passaggio storico essenziale per la nostra democrazia».
La vaghezza delle indicazioni governative offre larga discrezionalità, perciò ogni Comune può decidere di applicarle in modo più o meno restrittivo. E non solo per indebolire una o l’altra parte politica. C’è una questione di adeguamento alle norme di Roma che il primo cittadino deve seguire. Lo ha spiegato il giovane sindaco di Ponte San Nicolò (Padova), che ha annullato le celebrazioni per il 25 aprile, innescando un’accesa polemica locale.
Gabriele De Boni, che guida una giunta di centrosinistra, è intervenuto su Facebook per rispondere alle accuse di essere «antidemocratico» e «fascista». «Di fatto la sostanza è che in questo momento il Consiglio dei Ministri, nel tramite del Ministro Musumeci, ci chiede di essere sobri ma nessuno sa qualificare questa sobrietà – si legge in un post – Non entro nel merito della scelta del Governo, è una scelta di chi decide e come tale va rispettata, ma ancora una volta lascia agli amministratori locali la discrezionalità di come attuarla. Con i colleghi Sindaci ci stiamo confrontando e c'è tanto smarrimento».
Al di là delle iniziative locali, comunque si attende un 25 aprile di grande partecipazione. Sono confermati i cortei e le manifestazioni nelle principali città. Ancora una volta, è il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a dettare la linea, preservando la memoria della Costituzione antifascista a livello istituzionale. Il Capo dello Stato venerdì è infatti atteso a Genova, città medaglia d’oro alla Resistenza, per le celebrazioni ufficiali.