L'Italia è fra i Paesi che stanno «smantellando» la democrazia in Europa
Il governo italiano ha minato profondamente lo stato di diritto con modifiche al sistema giudiziario e ha mostrato una «forte intolleranza verso le critiche dei media», rappresentando un esempio emblematico della «recessione democratica» che sta colpendo l’Europa. Un recente rapporto della Civil Liberties Union for Europe (Liberties), pubblicato dal Guardian, inserisce l’Italia tra i cinque paesi europei che stanno «intenzionalmente» smantellando le basi dello stato di diritto, insieme a Bulgaria, Croazia, Romania e Slovacchia.
Secondo il rapporto, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni sta progressivamente riducendo l’indipendenza della magistratura attraverso una serie di riforme che concedono al Ministero della Giustizia «poteri illimitati» sui pubblici ministeri. Questo cambiamento aumenterebbe il controllo politico sulla magistratura, minacciando la separazione dei poteri, principio essenziale per la democrazia.
A destare ulteriore preoccupazione è l'interferenza nei media pubblici. Un caso emblematico citato dal rapporto riguarda la cancellazione del «manifesto antifascista» dello scrittore Antonio Scurati dalla Rai e il procedimento disciplinare avviato contro il conduttore del talk show che avrebbe dovuto ospitarlo. Episodi come questo dimostrano, secondo gli esperti, una crescente intolleranza alle critiche nei confronti del governo e un controllo sempre più pervasivo sulla libertà di stampa.
L’Italia, tuttavia, non è un caso isolato. Il rapporto evidenzia come la cosiddetta «recessione democratica» stia interessando diversi paesi dell’Unione Europea. L’Ungheria, da tempo considerata un’«autocrazia elettorale», ha registrato una significativa regressione dello stato di diritto nel 2024. La creazione di un Ufficio per la protezione della sovranità ha conferito al governo di Viktor Orbán ampi poteri per indagare e limitare l’attività di cittadini e organizzazioni impegnate nella vita pubblica.
In Bulgaria, le indagini anticorruzione sembrano essere sempre più utilizzate come strumento per colpire gli avversari politici, mentre in Slovacchia la nuova legislazione impone alle ONG che ricevono finanziamenti dall’estero di etichettarsi come «organizzazioni sostenute dall’estero», una mossa che ricorda le restrizioni adottate dalla Russia contro la società civile.
In Croazia, il rapporto segnala la nomina di Ivan Turudić a procuratore generale, un giudice con stretti legami con il partito di governo, suscitando dubbi sull’indipendenza della magistratura. In Romania, invece, le recenti elezioni presidenziali hanno mostrato come TikTok possa essere sfruttato per alimentare movimenti ultranazionalisti, mentre una legge per garantire l’indipendenza della TV pubblica giace in Parlamento da oltre tre anni.
Il rapporto mette in guardia anche su derive anti democratiche in paesi considerati tradizionalmente "modelli" di democrazia. In Francia, l’utilizzo sempre più frequente dell’articolo 49.3, che permette al governo di approvare leggi senza passare per il voto parlamentare, viene segnalato come un potenziale rischio per il bilanciamento dei poteri. Inoltre, sono state introdotte restrizioni alla libertà di espressione, soprattutto in vista delle Olimpiadi, con il pretesto della sicurezza nazionale.
In Germania, pur essendo state introdotte regole più rigide per contrastare il fenomeno delle «porte girevoli» tra politica e settore privato, le autorità hanno mostrato un atteggiamento repressivo nei confronti delle manifestazioni pro-Palestina, arrivando persino a vietare l’ingresso nel paese all’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, invitato a un evento pubblico.
Secondo Civil Liberties Union for Europe, il caso della Polonia rappresenta un monito per tutta l’Europa. Il governo di Donald Tusk sta cercando di ripristinare l’indipendenza giudiziaria e il pluralismo dei media, dopo anni di controllo da parte del precedente governo conservatore. Tuttavia, il processo di riforma è ostacolato dalla resistenza del presidente Andrzej Duda e dalle difficoltà nel ricostruire istituzioni compromesse. Secondo il rapporto, la Polonia dimostra quanto sia fragile il ritorno alla piena democrazia una volta che lo stato di diritto è stato indebolito.
Per arginare questa tendenza, l’ONG chiede alla Commissione Europea di rafforzare il monitoraggio sul rispetto dello stato di diritto, collegando l’erogazione dei fondi europei al rispetto dei principi democratici. Inoltre, si sollecita un’accelerazione delle azioni legali contro i paesi che violano le norme fondamentali della democrazia. L’Europa, secondo Liberties, si trova di fronte a una scelta cruciale: agire con decisione per fermare l’erosione democratica o rischiare di assistere a un’ulteriore deriva autoritaria in molti dei suoi Stati membri.