Per Lollobrigida le ostriche sono beni essenziali, gli assorbenti no
Il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida ha proposto di ridurre l'IVA sulle ostriche al 10%, sostenendo che non debbano essere considerate un bene di lusso. L’annuncio è arrivato nel contesto di una degustazione organizzata in Senato da Fratelli d’Italia, sollevando interrogativi sulla coerenza delle priorità del governo rispetto alle reali necessità della popolazione.Lollobrigida ha giustificato la proposta con la necessità di sostenere il settore dell’acquacoltura, colpito dalla proliferazione del granchio blu. Un problema concreto, senza dubbio, ma la scelta di intervenire attraverso una riduzione fiscale su un prodotto di nicchia appare discutibile. Se infatti l’obiettivo è supportare i pescatori, perché non prevedere misure di sostegno diretto, invece di regalare uno sconto fiscale a chi può già permettersi di mangiare ostriche?
Questa decisione è ancora più assurda se confrontata con altre recenti scelte fiscali del governo. Nel 2024, l’IVA su assorbenti, pannolini e latte in polvere è stata riportata al 10%, dopo essere stata temporaneamente ridotta al 5% nel 2023. Una misura che colpisce milioni di donne e di famiglie e che si discosta dalla tendenza europea. Secondo Eurostat, l’Italia è fra i Paesi con la tassazione più alta sugli assorbenti, al sesto posto dopo Ungheria, Danimarca, Croazia, Svezia e Finlandia. Nel resto d’Europa, la tendenza è chiara: Germania (7%), Paesi Bassi e Belgio (6%), Francia, Polonia, Repubblica Ceca, Lituania e Cipro (5%). La Spagna ha abbassato l’IVA sugli assorbenti dal 10% al 4%, mentre in Scozia, dal 2020, questi prodotti sono completamente gratuiti. In Irlanda, invece, addirittura non esiste alcuna tampon tax. Di fronte a questi dati, è evidente come il governo italiano sia distante anni luce dai problemi reali delle persone. Se la proposta di Lollobrigida avesse un seguito, in Italia crescere un bambino o avere il ciclo mestruale sarebbe tassato allo stesso modo che mangiare ostriche.Le opposizioni si sono opposte aspramente alla proposta, definendola inadeguata rispetto al contesto economico attuale.
Tuttavia, come ha ricordato Pagella Politica, in passato anche le stesse forze politiche critiche hanno avanzato richieste simili. Nel 2023, il PD ha presentato un emendamento per ridurre l’IVA sulle ostriche al 10%, e lo stesso ha fatto Italia Viva. Già nel 2017, un’iniziativa simile era stata proposta dal PD, salvo poi essere ritirata.La vera questione, dunque, non è la riduzione dell’IVA su un singolo prodotto, ma il criterio con cui si stabiliscono le priorità. L’Italia affronta sfide economiche significative: salari stagnanti, costo della vita crescente, un sistema fiscale che pesa in particolare sulle fasce più deboli. In questo contesto, le risorse dovrebbero essere impiegate per interventi che abbiano un impatto più incisivo sulla vita quotidiana della maggior parte dei cittadini. Perché la vera disuguaglianza non è tra chi può comprare le ostriche a prezzo pieno e chi no, ma tra chi riesce a pagare l’affitto e chi deve scegliere se risparmiare su cibo, bollette o cure mediche.Le priorità del governo dovrebbero riflettere la realtà sociale del Paese, in cui le vere disuguaglianze si manifestano non soltanto nei termini di beni di lusso, ma soprattutto nel diritto fondamentale di accedere a una vita dignitosa. Altrimenti il rischio – come ha scritto la senatrice del M5S Barbara Floridia su X – è che il prossimo passo possa essere quello di provare a «togliere l’Iva sullo champagne o detassare le extension e le borse griffate».