Dietro la stagione dei record del turismo italiano c'è un esercito di lavoratori che spesso non riesce a uscire dalla povertà. È la fotografia dell'ultima analisi della Filcams Cgil sul lavoro povero nel settore: nel Mezzogiorno e nelle Isole circa l'80% dei lavoratori stagionali resta sotto la soglia di povertà salariale. Camerieri, addetti alle pulizie, operatori degli stabilimenti balneari e lavoratori dell'accoglienza sono tra le figure più esposte a un modello segnato da stagionalità, bassi salari e instabilità. Oltre sette lavoratori su dieci impiegati nel turismo percepiscono una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro, la soglia che definisce il lavoro povero. E per ogni euro speso dai turisti, ai lavoratori del settore arrivano appena 30 centesimi.

Secondo la ricerca della Filcams Cgil, il fenomeno del lavoro povero è particolarmente evidente nei comparti dove prevalgono contratti stagionali e part-time involontari. Molti addetti vengono impiegati solo per pochi mesi, con rapporti che non sempre riflettono le ore effettivamente lavorate. Il risultato è una precarietà economica che continua anche fuori dalla stagione turistica.

A complicare il quadro c'è il capitolo delle irregolarità. Mentre migliaia di lavoratori stagionali fanno i conti con salari bassi e contratti fragili, i controlli sul territorio continuano a registrare violazioni nelle attività legate al turismo. Nel Salernitano, un blitz dei Carabinieri ha portato a verifiche in diverse strutture turistiche: secondo quanto riportato dalle cronache locali, tutte le attività controllate sono risultate irregolari, con violazioni legate alla gestione del personale e al rispetto delle norme.

Non si tratta di un fenomeno isolato. Le campagne di controllo nei territori a maggiore vocazione turistica hanno evidenziato criticità sul fronte del lavoro e della sicurezza, soprattutto nei settori caratterizzati da alta stagionalità e forte ricorso alla manodopera temporanea. Il turismo italiano continua a essere raccontato come un motore dell'economia nazionale. Ma il valore prodotto non sempre si traduce in condizioni migliori per chi lavora negli alberghi, nei ristoranti, nei lidi e nelle strutture ricettive. Un settore che cresce grazie a milioni di visitatori, ma che troppo spesso si regge sulle spalle di lavoratori poveri e di un sistema di regole che fatica a essere rispettato.