Un gioco da tavolo mette in scena il mondo del lavoro contemporaneo trasformando scadenze, pressione e stanchezza in una sfida strategica in cui l’obiettivo è semplice solo in apparenza: riuscire a non arrivare al burnout.

Il progetto si chiama “Burnout” ed è costruito come una simulazione satirica della vita d’ufficio. Al centro non c’è una giornata qualsiasi, ma un sistema di gioco in cui il giocatore interpreta un lavoratore alle prese con carichi crescenti, richieste continue e risorse sempre più limitate. L’esperienza è pensata per riprodurre, in forma estremizzata, alcune delle tensioni tipiche degli ambienti professionali contemporanei.

Il gioco è sviluppato da Laughing Sticks, realtà indipendente con base a Singapore fondata da Jannis Lim e Suren Rastogi, entrambi provenienti dal mondo aziendale. I due hanno lasciato i rispettivi impieghi per concentrarsi sul progetto, nato proprio dall’esperienza diretta delle dinamiche che oggi vengono rielaborate in chiave ludica.

La struttura del gameplay si basa su un principio di equilibrio costante: da una parte la necessità di mantenere alta la produttività, dall’altra quella di preservare il benessere psicofisico del personaggio. Ogni azione ha un impatto doppio, influenzando sia la resa lavorativa sia lo stato mentale, costringendo a decisioni continue su come distribuire tempo ed energie.

Più che un semplice gioco, il progetto assume i contorni di una rappresentazione ironica ma riconoscibile delle logiche lavorative attuali, dove la gestione dello stress diventa parte integrante della performance.

L’interesse attorno al titolo si è rivelato immediato anche sul piano del finanziamento. Secondo quanto riportato da DesignTAXI, la campagna lanciata su Kickstarter il 10 aprile ha raggiunto l’obiettivo prefissato in pochissimi minuti, superando rapidamente le previsioni iniziali degli sviluppatori. Un segnale che va oltre il successo della singola iniziativa e che rimanda a un bisogno più ampio: quello di trovare strumenti, anche ludici, per dare forma e distanza a esperienze lavorative sempre più pervasive.