A Prato la lotta contro lo sfruttamento nel distretto della moda non si ferma. Anzi, si allarga. Dopo le mobilitazioni degli ultimi anni nelle fabbriche del Macrolotto, il sindacato Sudd Cobas ha diffuso i primi risultati della quarta campagna di “Strike Days”: 21 accordi firmati dopo 27 scioperi nelle piccole aziende tessili tra Macrolotto, Seano e Montemurlo.

Al centro delle rivendicazioni c’è la piattaforma “8x5”: otto ore di lavoro per cinque giorni alla settimana, in contrapposizione al sistema “12x7” denunciato dai lavoratori, fatto di turni massacranti fino a dodici ore al giorno, sette giorni su sette. Gli accordi raggiunti prevedono inoltre contratti a tempo indeterminato, pagamento di malattia e ferie e condizioni migliorative rispetto al contratto nazionale del tessile artigianato.

Ma la mobilitazione non riguarda più soltanto le fabbriche. Negli ultimi mesi le campagne del Sudd Cobas si sono estese anche al settore della ristorazione attraverso “Taste The Strike”, il percorso di sindacalizzazione che coinvolge ristoranti e cucine del territorio pratese, spesso caratterizzati da turni estenuanti, assenza di riposi e condizioni di forte ricattabilità per molti dipendenti migranti.

Il sindacato ha parlato di “5 scioperi, 5 vittorie”, in un video diffuso sui canali social: secondo i dati diffusi dal Sudd Cobas, le mobilitazioni nel settore della ristorazione hanno portato alla stabilizzazione di 17 lavoratori con contratti a tempo indeterminato e al riconoscimento di condizioni contrattuali più tutelanti. Il punto più rilevante, però, è forse un altro: il sindacato sostiene di essere riuscito a entrare in quelle aziende considerate per anni “insindacalizzabili”. Piccoli laboratori, pronto moda, stirerie, stamperie e ora anche cucine e ristoranti spesso organizzati attraverso sistemi opachi e altamente frammentati, dove il turnover continuo e la precarietà rendono più difficile organizzarsi collettivamente.

Secondo il Sudd Cobas, gli scioperi stanno producendo un “effetto valanga”. Negli ultimi giorni decine di operai avrebbero contattato il sindacato per unirsi alle mobilitazioni, mentre più di cento lavoratori del distretto sono scesi in sciopero solidale per sostenere i picchetti davanti alle aziende ancora in conflitto. In questo contesto emerge anche la storia di Cristina – nome di fantasia usato dai colleghi – indicata come una delle prime lavoratrici cinesi ad aver aderito apertamente agli scioperi del Macrolotto. «Per quello che conosco, io sono l’unica cinese che partecipa a questi scioperi», ha raccontato. «Io sono orgogliosa di me stessa».

Una testimonianza significativa in un territorio dove molti lavoratori migranti vivono in una condizione di forte ricattabilità: il permesso di soggiorno, la casa e il salario dipendono spesso dallo stesso sistema produttivo contro cui stanno scioperando. Le tensioni però restano altissime. Nei giorni scorsi il sindacalista Arturo Gambassi è stato aggredito davanti alla Stamperia Mix mentre cercava di ottenere il pagamento di due mensilità arretrate per alcuni operai in sciopero. Come testimoniano alcuni video circolati online, il titolare dell’azienda lo ha colpito con calci e pugni durante una trattativa.

Non è il primo episodio di violenza denunciato nel contesto delle mobilitazioni del distretto pratese. Negli ultimi anni i picchetti organizzati dal Sudd Cobas sono stati più volte teatro di intimidazioni e aggressioni fisiche contro lavoratori e attivisti.

Nonostante questo, la rete costruita tra operai di diverse fabbriche – e ora anche tra lavoratori della ristorazione – continua ad allargarsi. Ed è proprio questa dimensione collettiva, secondo il sindacato, ad aver reso possibile ciò che fino a pochi anni fa sembrava impossibile: organizzare scioperi e ottenere contratti regolari nei “laboratori invisibili” dello sfruttamento pratese.