Secondo una recente ricerca scientifica, aspettare l’estate per “staccare davvero” dal lavoro potrebbe non essere sufficiente. Per recuperare in modo efficace da stress, stanchezza mentale e affaticamento accumulato, le vacanze dovrebbero essere più frequenti e distribuite durante l’anno, idealmente ogni due mesi.

È quanto sostiene lo studio “Maximizing Recovery: The Superiority of Frequent Vacations for Well-Being and Performance”, pubblicato nel 2025 e firmato dall’oncologo Eelvaraj Giridharan e dalla psichiatra Bhuvana Pandivan. La ricerca analizza l’impatto delle pause lavorative sul benessere psicofisico e arriva a una conclusione chiara: pause brevi ma regolari sarebbero più efficaci delle tradizionali vacanze concentrate in un unico periodo dell’anno.

Secondo gli autori, non servono necessariamente lunghi viaggi o settimane costose lontano da casa. Anche pochi giorni di pausa, persino un semplice fine settimana prolungato, possono produrre benefici significativi se ripetuti con continuità. L’aspetto decisivo, spiegano i ricercatori, è interrompere ciclicamente l’esposizione allo stress lavorativo.

Lo studio mette così in discussione un modello ancora molto diffuso in Europa – e soprattutto in Italia – dove la maggior parte delle ferie viene concentrata nei mesi estivi, spesso ad agosto. Una soluzione che, secondo la ricerca, non consentirebbe un recupero duraturo né sul piano fisico né su quello mentale.

Aspettare un intero anno per concedersi una o due settimane di vacanza non sarebbe infatti sufficiente a compensare gli effetti di mesi di lavoro continuativo. Il recupero psicologico, suggerisce lo studio, funziona meglio attraverso pause ravvicinate e costanti, capaci di ridurre progressivamente i livelli di stress e migliorare attenzione, energia e produttività.

Gli autori riconoscono però che applicare davvero queste indicazioni richiederebbe una trasformazione significativa della cultura del lavoro contemporanea. Il dibattito si inserisce infatti in una discussione più ampia che coinvolge riduzione dell’orario lavorativo, settimana corta e nuovi modelli di equilibrio tra vita privata e professionale.