Lavoro: indagine LinkedIn, 6 italiani su 10 trovano più difficile cambiare impiego
Il mercato del lavoro italiano è percepito come sempre più competitivo e selettivo. Oltre sei professionisti su dieci ritengono che trovare un nuovo lavoro sia diventato più difficile rispetto a un anno fa, mentre meno della metà prevede di cambiare occupazione nel 2026. È quanto emerge da una nuova indagine di LinkedIn, condotta tra lavoratori di età ed esperienze diverse, che analizza aspettative, difficoltà e prospettive di quattro generazioni presenti oggi nei luoghi di lavoro.
Secondo la ricerca, il 44% degli intervistati in Italia dichiara di essere alla ricerca di un nuovo impiego, a fronte di un 46% che non prevede cambiamenti professionali. Una polarizzazione che si inserisce in un contesto giudicato più complesso: il 62% afferma che la ricerca di lavoro sia diventata più difficile nell’ultimo anno, soprattutto a causa dell’elevata competizione per i ruoli disponibili e di processi di selezione ritenuti più rigidi e lunghi.
Il quadro italiano si colloca in una dinamica più ampia. A livello globale, oltre la metà delle persone intervistate (52%) è alla ricerca di un nuovo ruolo nel 2026 e il 65% ritiene che cercare lavoro sia oggi più complicato rispetto al passato, citando tra i principali ostacoli la concorrenza, l’incertezza sulle proprie competenze e il disallineamento tra profili richiesti e competenze possedute.
Dall’analisi generazionale emergono differenze marcate. Più di otto giovani della Generazione Z su dieci hanno preso in considerazione l’idea di trasferirsi all’estero per migliori opportunità di carriera, percentuale che scende tra i millennial ma resta significativa. Tra i professionisti più senior, invece, l’età viene spesso percepita come un limite: molti dichiarano di sentirsi penalizzati o «troppo vecchi» per affrontare un cambiamento, nonostante l’esperienza accumulata.
Un elemento comune alle diverse fasce d’età è la critica ai processi di selezione. Circa la metà degli intervistati li giudica eccessivamente lunghi e frammentati, mentre oltre uno su due teme la presenza di annunci falsi o truffe. Quasi la metà segnala inoltre una crescente impersonalità nei contatti con i recruiter, con esperienze di scarsi riscontri o assenza di feedback.
In questo contesto assume un ruolo crescente l’Intelligenza artificiale. Il 59% dei professionisti dichiara di sentirsi a proprio agio nell’utilizzo dell’IA sul lavoro, con una maggiore familiarità tra le generazioni più giovani. Tuttavia, l’uso dell’IA nei processi di selezione divide: il 44% la considera un’opportunità per ridurre i bias e rendere le valutazioni più eque, mentre il 46% teme che rappresenti un ulteriore ostacolo per distinguersi. Solo un professionista su quattro afferma di sentirsi realmente preparato ad affrontare la ricerca di lavoro nel contesto tecnologico attuale.
«I dati mostrano un mercato del lavoro sempre più affollato e complesso, in cui generazioni, competenze e tecnologia si incrociano continuamente», commenta Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia, sottolineando la richiesta di strumenti più trasparenti e basati sulle competenze.
A supporto di chi guarda al futuro, LinkedIn ha pubblicato anche l’edizione 2026 dei «Jobs on the Rise», la classifica dei ruoli in più rapida crescita in Italia. Ai primi posti figurano l’ingegnere dell’intelligenza artificiale, il direttore IA e lo specialista salute, sicurezza e ambiente, seguiti da profili tecnici e manageriali nei settori dell’ingegneria, della finanza e dello sviluppo commerciale.
Secondo Michele Pierri, Senior Managing Editor di LinkedIn Notizie Italia, «quattro generazioni si muovono in un mercato complesso, con aspettative e timori diversi», e la sfida per i prossimi anni sarà investire in nuove competenze per trasformare l’evoluzione del mercato in opportunità concrete.