Riscatti la laurea? La tua pensione è ancora più lontana
Il Governo ha presentato ieri un emendamento alla manovra che interviene sul sistema previdenziale, introducendo un doppio intervento sulle pensioni anticipate: l’allungamento dei tempi per l’accesso all’assegno e una riduzione del peso contributivo del riscatto della laurea. Il provvedimento, dal valore complessivo di 3,5 miliardi, prevede anche il silenzio-assenso sul Tfr per i neoassunti.
Per la pensione anticipata - oggi accessibile con 42 anni e 10 mesi di contributi, un anno in meno per le donne - è previsto un progressivo allungamento della cosiddetta “finestra mobile”, il periodo che intercorre tra il raggiungimento dei requisiti e l’erogazione del primo assegno. Dal 2032 la finestra passerà dagli attuali tre mesi a quattro, salirà a cinque mesi nel 2033 e arriverà a sei mesi dal 2034.
Dal 2031 scatterà inoltre una penalizzazione sul riscatto della laurea (il meccanismo che consente di trasformare gli anni di studio universitario in contributi previdenziali) ai fini del raggiungimento dei requisiti pensionistici: i contributi riscattati verranno in parte “sterilizzati” e non concorreranno al calcolo. La riduzione partirà da sei mesi per chi matura i requisiti nel 2031 e aumenterà progressivamente fino a 30 mesi per chi li matura nel 2035. Il costo del riscatto resterà invariato.
Sempre in materia previdenziale, l’emendamento introduce l’adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti. Il lavoratore avrà 60 giorni dall’assunzione per scegliere di rinunciare a «conferire l’intero importo del Tfr maturando a un’altra forma di previdenza complementare dallo stesso liberamente prescelta». Si amplia inoltre la platea delle aziende obbligate a versare il Tfr all’Inps: l’obbligo scatterà anche per i datori di lavoro che, negli anni successivi all’avvio dell’attività, raggiungano la soglia dei 50 dipendenti.
Sul fronte imprese, l’emendamento proroga di tre anni, fino a settembre 2028, l’iper e superammortamento per gli investimenti in beni strumentali, eliminando però la maggiorazione del 220% per quelli “green” e condizionando l’incentivo a investimenti in beni “Made in EU”. Stanziati inoltre 1,3 miliardi per rifinanziare il credito d’imposta Transizione 4.0 e 532,64 milioni per la Zes unica, con un aumento delle aliquote per agricoltura e pesca. Le misure sono state accolte positivamente da Confindustria: «la via giusta per avere un piano industriale del Paese», ha detto il presidente Emanuele Orsini, riservandosi comunque di approfondire le norme.
Per la copertura finanziaria è previsto un nuovo prelievo a carico delle assicurazioni, chiamate a versare 1,3 miliardi attraverso un acconto pari all’85% del contributo sui premi Rc auto e natanti dell’anno precedente, da corrispondere entro il 16 novembre di ogni anno. Altre risorse deriverebbero dal Tfr. L’emendamento interviene anche sul Ponte sullo Stretto, spostando 780 milioni al 2033, e sul Piano casa, con 300 milioni in due anni. Dal 2029 è prevista inoltre una ritenuta d’acconto dell’1% per le imprese, in chiave anti-evasione.
Le misure sulle pensioni hanno suscitato la protesta delle opposizioni e dei sindacati. La Cgil parla di un aumento di fatto dell’età pensionabile e definisce incostituzionale la norma sul riscatto della laurea. La segretaria confederale Lara Giglione ha accusato l’esecutivo di voler rafforzare la legge Fornero dopo aver promesso di superarla: «Dopo aver di fatto azzerato qualsiasi forma di flessibilità in uscita dal lavoro, il Governo introduce ulteriori peggioramenti, inserendoli all’interno di un requisito pensionistico che continuerà a crescere nel tempo e che viene aggravato da nuove penalizzazioni e rinvii della decorrenza. Una scelta consapevole che sposta sempre più in là il traguardo pensionistico per tutte e tutti, negando il diritto a una pensione dignitosa dopo una vita di lavoro».
Secondo il sindacato, dal 2035 un lavoratore che abbia riscattato una laurea magistrale dovrebbe arrivare a versare di fatto 46 anni e tre mesi di contributi per poter accedere alla pensione. L’iter parlamentare prosegue in Commissione Bilancio al Senato, con l’approdo in Aula fissato per il 22 e il voto il 23, prima del passaggio alla Camera previsto tra Natale e Capodanno.