Pam Panorama ha confermato la chiusura del punto vendita all’interno del centro commerciale I Gigli di Campi Bisenzio, con la conseguente uscita di 45 dipendenti. La decisione è stata comunicata al termine dell’incontro sindacale tenuto nella sede aziendale di via Mercadante a Firenze, dove per tutta la mattina hanno manifestato lavoratrici e lavoratori.

Tra loro era presente anche Fabio Giomi, 62 anni, l’ex cassiere di Siena licenziato dopo il cosiddetto “test del carrello”, diventato simbolo delle contestazioni alle procedure di controllo interne. Giomi ha ripercorso davanti ai giornalisti l’episodio che lo ha portato al provvedimento disciplinare più severo.

«Si è presentato in cassa un ispettore fingendosi un normale cliente. Nella spesa aveva nascosto una serie di articoli minuscoli, addirittura nelle fessure laterali delle confezioni di birra da 15 lattine», racconta. «Gli oggetti erano molto piccoli: lacci per capelli, matite per gli occhi, maschere per il viso e altro. Finito il test mi ha detto che avrei dovuto rompere la scatola per controllare bene dentro. Mi disse che volendo, con questo sistema mi avrebbe “rubato l’anima” e che questa cosa avrebbe avuto delle conseguenze».

Dopo la lettera di contestazione, la sanzione è arrivata a fine ottobre: licenziamento per giusta causa. «È stata veramente dura, sono tornato a casa in stato di shock dopo il licenziamento. Se un cassiere non supera questi test allora ha bisogno di ripetere la formazione, non di essere licenziato in tronco. L’ho dovuto dire alla mia famiglia e sono stati momenti drammatici. A casa le spese sono tante, c’è da pagare il prestito e uno stipendio in meno così crea dei problemi importanti. Io ho sperato fino all’ultimo che l’azienda facesse un passo indietro, a questo punto parleranno gli avvocati».

Il 62enne, in servizio alla Pam di Porta Siena dal 2012, è uno dei tre addetti all’incasso allontanati dopo il “test del finto cliente”, prova interna mirata a verificare la capacità di individuare merce occultata. La vicenda, emersa nelle scorse settimane, ha alimentato un dibattito più ampio sulle pratiche adottate dall’azienda.

Il cassiere sostiene che il test gli era stato somministrato pochi mesi dopo un altro controllo superato senza rilievi. Un elemento che, spiega, lo aveva messo in forte agitazione: «Ero confuso e in ansia. Non capivo perché lo facessero di nuovo a me, quando altri colleghi non ne avevano mai avuti. E questa volta era più complicato, sembrava fatto apposta per farmi cadere in errore».

L’ex dipendente parla anche di un clima aziendale divenuto «molto aggressivo» nell’ultimo anno, con «diverse lettere disciplinari» ricevute per questioni che giudica marginali.

Dopo l’incontro nazionale del 20 novembre tra sindacati e azienda, la possibilità di un reintegro appare ormai tramontata: «Speravo che la Pam facesse un passo indietro, che si potesse trovare una conciliazione. Ma si sono opposti in tutto e per tutto. A questo punto la parola passa agli avvocati».

«È possibile nel 2025 che venga esercitato un controllo che porta interrompere la vita di una persona?» ha dichiarato Tomaso Montanari, rettore dell’università di Siena. «Licenziare una persona significa privarla della dignità oltre che della sussistenza. È qualcosa che che deve importare a tutti. Perché quando queste espulsioni dalla comunità iniziano prima poi riguarderanno anche noi».