«Non in mio nome, non con il mio lavoro»
Una petizione di alcuni lavoratori dello stabilimento Leonardo di Grottaglie, in provincia di Taranto - sostenuta dalla Fiom Cgil - chiede «lo stop immediato di forniture belliche destinate a Israele da parte di Leonardo S.p.A. e società controllate», nonché la «sospensione di tutti gli accordi commerciali e le relazioni di investimento con istituzioni israeliane, start-up, università ed enti di ricerca» coinvolti nelle operazioni militari contro la popolazione palestinese.
Nel comunicato a sostegno dell’iniziativa, la Fiom ribadisce la necessità di «investire sul settore dell’aeronautica civile e scongiurare il fatto che l’azienda operi esclusivamente nel settore militare». Il sindacato sottolinea inoltre che «i primi a pagare il prezzo di un’economia di guerra sono le lavoratrici e i lavoratori», richiamando le mobilitazioni già promosse sul tema, come quelle dei portuali di Genova e di Livorno.
L’iniziativa, però, spacca le sigle sindacali. Nella stessa giornata, la Uilm ha diffuso un proprio comunicato in cui ribadisce la vicinanza «al popolo di Gaza, vittima di una tragedia umanitaria senza precedenti», ma ricorda che il sito di Grottaglie «ha subito una grave contrazione dei volumi produttivi dall’avvento della pandemia», con anni di cassa integrazione mitigati da accordi sindacali e regionali.
Il sindacato rivendica «la diversificazione produttiva con l’aggiunta di altre attività alla commessa Boeing B787» e sottolinea come la riunificazione, avvenuta nel maggio 2025, tra i business della Difesa e delle Aerostrutture rappresenti «un importante obiettivo raggiunto dopo anni di lotte». La Uilm ritiene che «la vera diversificazione produttiva non possa prescindere dall’unificazione con il settore della Difesa» e invita «chiunque intenda rimettere in discussione le posizioni unitarie fin qui espresse» a confrontarsi con i lavoratori «prima di arrogarsi il diritto di parlare a nome dell’intero sito».
Sulla stessa linea la Fim Cisl, che si dice «allibita nel leggere di una campagna lanciata per chiedere alla Leonardo una riconversione delle attività svolte in campo militare», definendola provocatoriamente: «Siamo su Scherzi a Parte?». Secondo la nota, tali iniziative «si buttano in caciara solo a scopo strumentale», ricordando che «la stessa organizzazione che oggi chiede di abbandonare il settore militare» in passato «ha sottoscritto accordi unitari per la diversificazione delle attività e accolto positivamente l’accorpamento sotto la neo Direzione Aeronautica».