Secondo due filoni di ricerca condotti da LinkedIn Italia, l’intelligenza artificiale sta modificando in profondità la percezione del lavoro nel Paese, con differenze significative tra territori e generazioni. Nel Sud Italia l’atteggiamento verso l’IA è mediamente più positivo che altrove: in Sicilia il 74% dei professionisti si dichiara ottimista sulla capacità dell’intelligenza artificiale di migliorare la vita lavorativa quotidiana, contro una media nazionale del 54%. Anche in Calabria (70%) e in Sicilia (69%) l’entusiasmo per la sperimentazione di strumenti di IA sul lavoro è superiore alla media nazionale del 57%. In Campania, però, emerge un quadro più incerto: l’88% dei leader aziendali ritiene che l’IA richiederà un forte aggiornamento delle competenze, e il 24% dei lavoratori non sa se cambierà impiego nel 2025, segnale di instabilità o indecisione.

La Puglia si distingue invece per dinamismo, con il 51% degli intervistati intenzionato a cercare un nuovo lavoro e il 24% già attivamente impegnato nella ricerca. L’approccio all’uso dell’intelligenza artificiale nella ricerca di lavoro resta però cauto: solo il 29% dei professionisti nel Mezzogiorno afferma di averla già utilizzata in un processo di candidatura, mentre il 37% si dichiara contrario. Oltre un terzo teme che l’uso dell’IA possa rendere le job application «meno uniche o meno autentiche». Circa un terzo dei professionisti del Sud (34%) si dice soddisfatto del proprio equilibrio vita-lavoro, mentre il 55% ritiene che l’imprenditoria giovanile esista ma non abbia ancora un impatto sistemico sul mercato del lavoro.

Sul piano generazionale, i dati evidenziano un divario netto. Tra i 18 e i 24 anni il 49% usa regolarmente l’IA per compiti semplici e il 34% per attività più complesse, come analisi e strategia. Tuttavia, il 34% dei giovani ammette di sentirsi a disagio nel parlare di IA in contesti professionali e il 27% dichiara di aver esagerato o mentito sulle proprie competenze durante un colloquio di lavoro. Secondo LinkedIn, «l’intelligenza artificiale è ormai percepita come una credenziale essenziale» e cresce la pressione a dimostrare la propria padronanza. Più della metà dei lavoratori italiani (52%) ritiene che i dipendenti junior con solide competenze IA potranno accedere prima a ruoli strategici. La formazione rimane centrale: il 50% dei professionisti è impegnato a migliorare le proprie competenze in ambito IA, spesso nel tempo libero o a proprie spese. Per molti l’apprendimento di nuove tecnologie è un vero e proprio “secondo lavoro”: lo pensa il 44% dei lavoratori e il 57% dei più giovani.

Nonostante la diffusione della tecnologia, il fattore umano resta determinante. Il 74% degli intervistati concorda sul fatto che l’IA non potrà sostituire l’intuizione e il confronto con colleghi e persone di fiducia. Tuttavia, il 31% afferma di fidarsi dell’intelligenza artificiale più dei propri pari nelle decisioni sul lavoro, percentuale che sale al 40% tra i 25-34enni. Per LinkedIn, questi dati mostrano «una forza lavoro sempre più consapevole del ruolo dell’IA, ma ancora in cerca di equilibrio tra tecnologia, competenze e dimensione umana del lavoro».