IA, LinkedIn: per il 74% dei professionisti italiani il fattore umano resta insostituibile
L’intelligenza artificiale entra sempre più nel lavoro quotidiano, ma per i professionisti italiani il valore delle connessioni umane rimane centrale. Lo rileva una ricerca globale condotta da LinkedIn, secondo cui il 74% degli intervistati ritiene che nessuna tecnologia potrà sostituire l’intuito e i consigli delle persone di fiducia.
Lo studio fotografa un rapporto in chiaroscuro con l’IA: oltre la metà dei lavoratori italiani (54%) si dice ottimista sul suo impatto nella gestione dei compiti, ma un terzo (34%) ammette di sentirsi sopraffatto dalla rapidità con cui deve «capire l’IA». Quasi la metà (47%) percepisce di non sfruttarne appieno le potenzialità, mentre il 35% si sente impreparato ad affrontare i cambiamenti attesi nei prossimi tre-cinque anni.
«Nel 2024 abbiamo raccontato un mondo del lavoro in trasformazione; oggi, nel 2025, siamo nel pieno di quel cambiamento. L’IA non è più una novità da esplorare, ma una realtà da integrare» ha spiegato Marcello Albergoni, Country Manager LinkedIn Italia. «Solo un terzo dei professionisti (35%) si sente sicuro sulle competenze da sviluppare, eppure molti investono personalmente nella propria crescita. Questo dato rivela una grande opportunità per le aziende: promuovere una cultura di formazione continua, supportando i dipendenti nella trasformazione digitale e creando un clima di fiducia e collaborazione intergenerazionale».
La Generazione Z appare la più esposta: il 61% dei giovani tra i 18 e i 28 anni guarda con ottimismo all’impatto dell’IA, ma il 40% ammette di non sapere quali competenze siano davvero necessarie per restare competitivi. Più in generale, il 44% dei professionisti considera l’apprendimento delle skill legate all’IA come un «secondo lavoro», percentuale che sale al 58% tra i più giovani.
Nonostante l’automazione, le relazioni restano un pilastro: il 37% degli intervistati afferma che nulla può sostituire il dialogo tra colleghi, mentre il 33% indica empatia e intelligenza emotiva come elementi chiave per la crescita professionale. Oltre la metà (57%) dichiara di sentirsi più sicuro nelle decisioni quando può contare sulla propria rete professionale.
Permangono invece dubbi sull’uso dell’IA nei processi decisionali: il 55% la trova utile per scrivere o redigere contenuti, ma non per guidare scelte aziendali. Inoltre, il 40% manifesta preoccupazioni etiche, dato che sale al 44% tra gli under 25.
La trasformazione in corso ha un impatto anche sul benessere lavorativo: il 34% giudica insostenibile il ritmo del cambiamento e il 35% dichiara di non riuscire a «staccare» per via della pressione tecnologica. In questo contesto, il 53% guarda ai leader come punto di riferimento per gestire l’evoluzione, mentre il 45% ritiene che l’azienda stia effettivamente aiutando i team ad adattarsi.
Secondo LinkedIn, l’IA sposterà l’attenzione dalle qualifiche formali alle competenze pratiche, ma per accompagnare questa transizione le imprese dovranno investire non solo in formazione e strumenti, ma anche in fiducia, trasparenza e visione condivisa.