Per avere le spiagge piene serve aumentare gli stipendi
Nei giorni scorsi diversi articoli hanno raccontato le basse presenze negli stabilimenti dei litorali italiani. Per chi in questi giorni è stato al mare, avrà certamente notato che in molte zone la capienza non è in linea con l’alta stagione.
Molti commentatori hanno motivato la situazione spiegando che inflazione e salari bassi stanno prevaricando la possibilità di andare in vacanza per molte famiglie italiane. I dati parlano chiaro. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it a EMG Different, almeno 8,4 milioni di italiani quest’anno rinunceranno alle vacanze estive. Tra loro il 69% resterà a casa per motivi economici. Si stima infatti che i costi siano eccessivamente alti: in media 918 euro a testa, solo considerando alloggio e trasporti. Una famiglia di 3 persone, quindi, spenderà almeno 2.700 euro, senza contare il cibo e il resto delle spese. Colpisce che a confermare la motivazione non siano solo opinionisti di area progressista, ma anche Bernabò Bocca, Presidente di Federalberghi, la principale organizzazione imprenditoriale del settore turistico-ricettivo in Italia. Uno dei più soggetti a remunerazioni basse, contratti precari e lavoro nero.
Intervistato dal Corriere della Sera Bocca parla di carenza di turisti americani per via del clima di incertezza internazionale (-20%). Gli Italiani invece evitano la vacanza lunga perché «hanno una minore capacità di spesa e cercano di organizzare la vacanza in modo diverso – spiega – Non vi rinunciano, ma fanno periodi più brevi, magari scelgono un appartamento invece che l’albergo, non vanno al ristorante ma fanno la spesa al supermercato».
La soluzione secondo Bocca sarebbe «allungare le stagioni» turistiche. Perché «non si può condensare tutto in pochi mesi, bisognerebbe organizzare grandi eventi internazionali che portino gente anche a novembre o a febbraio». Nel mirino anche l’overtourism, che andrebbe gestito ampliando l’offerta e la comunicazione. «Non puntare sempre sui soliti posti: il 70 percento dei flussi si concentra nel 5% delle località – conclude – Non esiste solo Roma, e a Roma non c’è solo il Colosseo, è tutta un museo a cielo aperto».