«Fa troppo caldo, vietato lavorare»
di Samuele MaccoliniGiovedì 26 giugno il Presidente della Sicilia, Renato Schifani, ha firmato un’ordinanza che obbliga alla sospensione delle attività lavorative in alcuni settori produttivi durante le ore più calde. Il divieto, valido nelle giornate e nelle aree ad alto rischio per le temperature elevate, riguarda la finestra oraria tra le 12.30 e le 16. Le zone coinvolte, si legge nella nota diffusa dalla Regione, variano di volta in volta: non si lavora quando rientrano in un livello considerato di rischio alto, in base alla mappatura realizzata dal progetto Worklimate 2.0 dell'INAIL “Lavoratore al sole e attività fisica intensa”, disponibile sul sito dell’ente.
Il provvedimento riguarda le aziende agricole, florovivaistiche, edili – e affini – e le cave. La nota specifica che «in caso di interventi di pubblica utilità, di protezione civile o di salvaguardia dell'incolumità, l'ordinanza non verrà applicata alle amministrazioni, ai concessionari di pubblico servizio e ai loro appaltatori», anche se i datori di lavoro dovranno intervenire con specifiche misure organizzative e operative per tutelare il personale.
Il Presidente Schifani ha dichiarato che l’ordinanza, già prevista in passato, è stata riproposta «perché non possiamo restare indifferenti davanti ai rischi estremi causati dal caldo, soprattutto per chi lavora all'aperto e senza protezioni. Questo provvedimento è un atto di civiltà e rispetto nei confronti dei lavoratori per proteggerli e prevenire le tragedie annunciate. È una misura concreta, basata su dati scientifici, che richiede la massima collaborazione da parte delle imprese e dei datori di lavoro. La sicurezza non può e non deve essere mai considerata un optional».
Il provvedimento vale per la Sicilia e le categorie indicate, resterà in vigore fino al 31 agosto e potrà essere prorogato se ritenuto necessario. Secondo l’ultimo rapporto (aggiornato al 1° luglio), altre dodici Regioni italiane hanno adottato ordinanze simili: Abruzzo, Emilia-Romagna, Sardegna, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Liguria, Puglia, Toscana, Umbria. Si attende per luglio un decreto del Ministero del Lavoro «per includere formalmente il rischio caldo nei dispositivi di sicurezza sul lavoro».
Il report segnala anche diversi episodi di cronaca riconducibili agli effetti delle alte temperature nei contesti lavorativi in Italia. Sarebbero tre, ad oggi, i decessi sospetti avvenuti questo mese. Ma al momento non è stata accertata ufficialmente una correlazione diretta con l’esposizione al caldo, anche se si ipotizza un legame.