Il rischio di povertà, in Italia, sale tra le persone che lavorano a tempo pieno e, paradossalmente, diminuisce per chi ha un contratto part-time: stando alle tabelle pubblicate da Eurostat, il 9% delle persone impegnate full-time, nel 2024, ha avuto un reddito inferiore al 60% di quello medio nazionale (ed erano l'8,7% nel 2023). Una percentuale più che doppia rispetto a quella della Germania – che si ferma al 3,7% – e della Finlandia – che scende addirittura al 2,2%. Peggio dell'Italia c’è invece la Spagna, dove i lavoratori full-time “poveri” sono il 9,6%.

A soffrire questa condizione sono soprattutto i ragazzi e le ragazze fra i 16 e i 29 anni, di cui risulta “povero” l'11,8% degli occupati italiani. Conta molto il livello d'istruzione: la percentuale, infatti, crolla tra i laureati – tra i quali solo il 4,5% guadagna meno del 60% dello stipendio medio nazionale. Il dato è comunque in crescita, dato che nel 2023 la percentuale era al 3,6%. Il capogruppo del PD in Commissione Lavoro, Arturo Scotto, ha chiesto di calendarizzare subito il progetto di legge avanzato dal suo partito: «c'è un tabù che il governo Meloni non vuole rompere: si chiama salario minimo». La segretaria confederale della UIL, Vera Buonomo, ha invece commentato: «bisogna rinnovare i contratti rispettando i tempi stabiliti, con cifre adeguate a far crescere il potere d'acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori – e inoltre occorre detassare gli aumenti contrattuali di primo e di secondo livello».

Nel complesso, le persone in una situazione di indigenza in Italia sono più di 11 milioni – mentre quelle a rischio povertà o esclusione sociale sono 5 milioni. L'indicatore, spiega l'Eurostat, si riferisce all'incapacità di permettersi una serie di beni, servizi o attività sociali che sono considerate essenziali per una qualità di vita adeguata; in condizione di “deprivazione materiale” sono le persone che non riescono ad affrontare almeno 5 delle 13 spese contenute in questo indicatore – come per esempio avere una casa adeguatamente riscaldata, poter fare almeno una settimana di vacanza all'anno, affrontare spese improvvise o poter fare un pasto con proteine almeno ogni due giorni…