Secondo Bill Gates «la settimana lavorativa sarà di soli due giorni entro il 2025»
La settimana lavorativa di soli due giorni potrebbe diventare realtà entro 10 anni grazie all’IA. Significherebbe alternare 5 giorni di weekend a due di lavoro. Durante un’intervista a The Tonight Show di Jimmy Fallon, Bill Gates ha fatto una previsione che potrebbe cambiare per sempre il mondo del lavoro: entro il 2035, la settimana lavorativa potrebbe ridursi a soli due giorni grazie all’IA.
Un cambiamento epocale, reso possibile dalla rapidissima evoluzione dell’intelligenza artificiale, che sta già rivoluzionando numerosi settori, dall’industria alla sanità. L’IA sta avanzando a ritmi impressionanti, automatizzando compiti e riducendo la necessità dell’intervento umano in moltissime attività. Oggi strumenti basati su intelligenza artificiale supportano diagnosi mediche con una precisione straordinaria, mentre in ambito educativo piattaforme di tutoraggio avanzato potrebbero rendere meno centrale il ruolo degli insegnanti. Ma il vero impatto sarà sulla gestione del lavoro: molte aziende stanno già testando sistemi automatizzati per tagliare i costi e aumentare l’efficienza.
Un esempio concreto arriva da IBM. Il suo CEO ha dichiarato che il 30% delle posizioni in backoffice potrebbe essere sostituito dall’IA, tanto che l’azienda ha già bloccato le assunzioni per determinati ruoli operativi. Una tendenza che potrebbe diventare sempre più diffusa, con il rischio di una perdita massiccia di posti di lavoro. Se da un lato la riduzione dell’orario lavorativo potrebbe migliorare la qualità della vita, dall’altro solleva interrogativi cruciali: chi beneficerà davvero di questa trasformazione?
Se l’automazione servirà solo ad aumentare i profitti delle aziende senza redistribuire la ricchezza, il risultato potrebbe non essere una società più equa, ma un mercato del lavoro ancora più precario e polarizzato.
La tecnologia sta ridisegnando il futuro, ma la direzione che prenderà dipenderà da come governi e aziende decideranno di gestire questa rivoluzione. Meno lavoro potrebbe significare più libertà, ma senza le giuste politiche, il rischio è che il progresso tecnologico si trasformi in una nuova ondata di disuguaglianze.