Coi messaggi di capi e colleghi su WhatsApp non smettiamo mai di lavorare
Dividere la vita lavorativa dal resto dell’esperienza quotidiana è sempre più difficile. Non è un caso che negli ultimi anni, in diversi Paesi, siano state avanzate proposte di legge per tutelare il diritto alla disconnessione (anche in Italia): le app di messaggistica più popolari sono sempre con noi, e un utilizzo non regolato può far sfumare i confini tra ciò che dovrebbe rientrare nella comunicazione legata vita in ufficio e tutto il resto.
Il caso più emblematico è l’utilizzo di WhatsApp per i messaggi di lavoro. Di solito si cerca di evitare la piattaforma per prassi, ma più spesso capita che venga usata comunque da capi e colleghi per comunicazioni informali. O peggio, in casi di urgenza (reale o percepita). Il risultato è un susseguirsi di notifiche che spaziano dagli orari per l’aperitivo al commento sull’ultima riunione aziendale. Ovviamente non ci sono orari, essendo le piattaforme sempre attive: dopo il turno, mentre facciamo colazione, così come nei weekend, siamo costantemente esposti.
Di questo tema ha scritto la giornalista Pilita Clark sul Financial Times. Lo spunto parte da una grossa notizia uscita nei giorni scorsi: il direttore del magazine The Atlantic Jeffrey Goldberg è stato aggiunto, probabilmente per sbaglio, in una chat sull’app Signal in cui membri del Governo USA si confrontavano per organizzare attacchi contro i ribelli houti in Yemen.
Al di là delle criticità emerse riguardo ai rischi per la sicurezza nazionale, Clark ha sottolineato come questa storia possa offrire anche altri spunti di lettura, più sociali. Svela appunto l’«intreccio tra lavoro e svago nelle app di messaggistica, che ormai dominano gran parte della vita quotidiana».
Prima della pandemia le comunicazioni per lavoro si limitavano alle mail e alla piattaforma Slack, con uno stile di comunicazione abbastanza formale. Ma dal 2020 in poi, con la diffusione massiccia e obbligata di comunicazioni da remoto per via dei lockdown, «i colleghi d'ufficio e i contatti di lavoro hanno iniziato a inviare messaggi tramite app un tempo riservate alla vita sociale», scrive Clark.
E poi, nulla è più rimasto lo stesso. Secondo la giornalista, ormai abbiamo «la sensazione che sia stata oltrepassata la linea di confine tra lavoro e vita sociale»: benvenuti nell’era della WhatsAppificazione.