Lavoreresti gratis per 8 ore al giorno? Succede a 666mila stagisti l’anno
Tutti i giovani ne parlano, spesso in modo negativo. A volte gli stage vengono messi sotto accusa per la loro percepita inutilità. Secondo molti sono un vero e proprio modello di sfruttamento. Ma in tanti settori è un percorso ormai imprescindibile per accedere al mondo del lavoro. Eppure, non esistono dati ufficiali sui tirocini non retribuiti, perciò è difficile giudicarne l’efficacia o impostare un dibattito che vada al di là delle esperienze personali. Diverse iniziative legislative negli ultimi anni hanno cercato di fare chiarezza proprio su questo punto, anche se a molti potrebbe sembrare un lato marginale della questione. Invece, per migliorare le condizioni degli stagisti è fondamentale monitorare il fenomeno.
Ne ha scritto il ricercatore e socio del think-tank Tortuga Francesco Armillei in un articolo sul magazine online di taglio economico lavoce.info. Se «la ratio dello stage curricolare è quella di aumentare l’esperienza e le capacità del tirocinante, e magari anche di fargli stringere un legame specifico con l’azienda ospitante, i dati ora in nostro possesso sono completamente silenti rispetto a questi temi», scrive Armillei. Mentre a livello europeo prosegue l’iter della direttiva che mira a garantire più diritti ai tirocinanti, in Italia il tema continua a essere ignorato dalle istituzioni. Non sappiamo, ad esempio, quali e quante aziende ospitano tirocini curricolari (cioè quelli inseriti in un percorso di studi, e per i quali non è previsto un obbligo di retribuzione). Ma neanche chi sono gli stagisti che aderiscono e – aspetto decisivo – se alla fine del tirocinio si ottiene un’assunzione.
Insomma, non sappiamo se effettivamente gli stage “funzionano”, proiettando i giovani nel mondo del lavoro; o se al contrario – come pensano in tanti – la mancanza di controlli e trasparenza ha trasformato gli stagisti in forza lavoro gratuita per coprire i buchi negli organici.
Il ricercatore propone quindi di ripristinare la comunicazione obbligatoria al Ministero del Lavoro. Una riforma utile e a costo zero, che fornirebbe dati certi che oggi possiamo solo tentare di stimare con le poche informazioni disponibili. Armillei ci ha provato sviscerando l’indagine sulle forze di lavoro dell’Istat. Ha effettuato alcuni calcoli a partire dalle risposte alla domanda sullo svolgimento di stage o tirocini non retribuiti. Il risultato è una stima approssimativa, secondo cui ogni anno in Italia vengono svolti circa 666mila tirocini non retribuiti. Si tratta appunto di una stima, che però ci offre un ordine di grandezza sul fenomeno. Ora spetta alla politica fare chiarezza per avanzare proposte volte a migliorare le condizioni degli stagisti.