Hannah e i suoi sogni in frantumi, Marnie e il dono dell’empatia non pervenuto, Shosh soverchiata da un’ingestibile performatività (oggi diremmo così) in versione kawaii, Jessa e il tatto di una betoniera, Elijah e il suo essere un gay alquanto basico. Disfunzionali, imperfette, quindi nella loro caratterizzazione piuttosto verosimili, nonostante uno sceneggiato alle volte un po’ spigoloso e plastico, per quanto acuminato. Sono le Girls di Lena Dunham, protagoniste della serie andata in onda dal 2012 al 2017, il cui ritorno è stato annunciato da HBO con 5 nuovi episodi, a quasi 10 anni dalla conclusione originale.

Quando Lena Dunham iniziò a lavorare a “Girls” aveva appena 23 anni e, attraverso il suo alter ego, finì per incarnare «la voce di una generazione, o almeno una delle voci». Oggi ne ha 40 e, come osserva nel video in cui annuncia il ritorno della serie, sono tutte «old as f*ck». Nel mezzo è successo parecchio: una fama difficile da gestire, il trasferimento a Londra, l'incontro con il marito Luis Felber, da cui ha tratto ispirazione per la serie “Too Much”, e infine un nuovo memoir, “Famesick”. Lì racconta anche il rapporto con il grande assente del revival, Adam Driver, tra sedie scagliate contro le pareti, tensioni e sentimenti ambigui, fino al progressivo allontanamento. Interrogato sulle dichiarazioni dell'ex collega, Driver ha risposto: «non ho commenti al riguardo, tengo tutto per il mio libro». 

E forse è proprio ripensando a tutto questo che Lena Dunham, intorno al suo 40esimo compleanno, ha ricominciato a immaginare le vite delle Girls mentre era sotto la doccia, dopo anni in cui non era riuscita a farlo. Una cosa che, nel mio piccolo, sperimento anch’io, considerando che riguardo la serie almeno una volta all’anno (nel 2026 siamo già a due rewatch); e se c’è una cosa di cui sono convinto è che le Girls continueranno a fare schifo, a essere disfunzionali, poco importa se nel frattempo avranno trovato una qualche stabilità. Il rischio semmai è che a non essere all’altezza sia il revival stesso, come già successo con “Sex and the City” e “Gilmor Girls”. Ma magari stavolta andrà meglio. Al 2027 l’ardua sentenza.