5 film 25 anni dopo l’11 settembre
di Luca FontòParlando (male) del film “11 settembre – Senza scampo” su TheWrap, nel 2017 Alonso Duralde scrisse che «a sedici anni di distanza, rimane un argomento troppo delicato perché un film goffo possa trattarlo nel modo giusto»; si trattava della trasposizione dello spettacolo teatrale “Elevator” di John Patrick Carson, in cui sei estranei rimangono bloccati nell'ascensore di una delle torri del World Trade Center, e fu una delle ultime pellicole a raccontare quegli attacchi terroristici.
Ora che di anni ne sono passati venticinque esatti, infatti, i film di finzione sull'11 settembre sono appena una ventina, la metà dei documentari. Numeri non altissimi se si considera la produttività della macchina cinematografica statunitense…
Forse perché sarebbe stato impossibile eguagliare i risultati record di “Fahrenheit 9/11” di Michael Moore, vincitore della Palma d'Oro al Festival di Cannes nel 2004 e rimasto fino al 2009 al primo posto nella classifica dei documentari con l'incasso più alto della Storia del Cinema. Moore sosteneva che i media americani avessero raccontato con entusiasmo l'invasione dell'Iraq del 2003, senza analizzare le motivazioni alla base della guerra né delle sue vittime.
Generò prevedibilmente molte polemiche, e oggi non è disponibile on-demand su nessuna piattaforma. Ci sono però questi altri cinque film, che possono aiutare a ricostruire gli eventi di quel martedì di venticinque anni fa – soprattutto per chi ancora non era nato, o era troppo giovane per guardare le “edizioni straordinarie” interrompendo tutto quello che stava facendo.
United 93
(2006)
a noleggio su Prime Video, Apple TV e Rakuten
Martedì 11 settembre 2001: fra le 8:14 e le 9:28 del mattino, quattro aerei di linea furono dirottati da 19 terroristi legati ad al-Qā‘ida. Due furono fatti schiantare contro le torri “gemelle” del World Trade Center, un terzo andò sul Pentagono. Questa è la storia del quarto aereo. Paul Greengrass, regista da cardiopalma, scrive e dirige il primo film hollywoodiano sugli attentati: lo vuole il più storicamente accurato possibile, e allora coinvolge Ben Sliney – il vero controllore del traffico aereo di quel giorno – e poi veri piloti di linea, veri assistenti di volo e le famiglie dei 40 passeggeri uccisi in quel viaggio.
World Trade Center
(2006)
su Paramount+, TIMvision e Infinity
Oliver Stone si concentra invece su una squadra di agenti di polizia del Port Authority, inviati a Manhattan dopo l’impatto degli aerei. Il sergente John McLoughlin, già sopravvissuto all’attentato del 1993, riunisce un gruppo di volontari per recuperare l’attrezzatura di soccorso dall’Edificio 5 – ma mentre entrano nella Torre Nord, la Torre Sud inizia a crollare su di loro.
Molto forte, incredibilmente vicino
(2011)
su NOW e TIMvision
Le scuole intanto chiudono in anticipo: Oskar torna a casa da solo e trova in segreteria sei messaggi da parte del padre, che si trovava al World Trade Center per un appuntamento di lavoro. Comincia così “Molto forte, incredibilmente vicino”, con un bambino arrabbiato, al funerale di una bara vuota.
Zero dark thirty
(2012)
a noleggio su CHILI
Fra il 2001 e il 2011 la CIA usa ogni mezzo per trovare il capo di al-Qā‘ida, Osama Bin Laden: anche le torture. L’agente Maya Harris (in parte modellata sulla figura di Alfreda Frances Bikowsky) riuscirà a portare i Navy SEALs nel complesso fortificato di Abbottabad, il nascondiglio del terrorista. Dopo l’Oscar per “The hurt locker” (il primo per una regista) Kathryn Bigelow dirige un film quasi perfetto, con una Jessica Chastain in stato di grazia; “Zero dark thirty”, nel gergo militare, significa mezzanotte e mezzo – l’ora in cui, l’1 maggio 2011, partì l’operazione Neptune Spear.
Il fondamentalista riluttante
(2012)
su Prime Video
Gli attentati dell’11 settembre, aiutati dai media, fecero crescere nell’opinione pubblica l’islamofobia e la paura del terrorismo associato direttamente alle persone provenienti dal Sud-Est asiatico. Il romanzo “Il fondamentalista riluttante” di Mohsin Hamid racconta proprio queste conseguenze su un ragazzo di origini pakistane in America. Nel 2007 la regista indo-americana Mira Nair lesse il libro e decise di farci un film, che ha ricevuto vari riconoscimenti per l’impegno nell’affrontare i temi della tolleranza e della xenofobia.