La Rai dell’Odissea insegnava al mondo il servizio pubblico
In questi giorni i social sono invasi di commenti, meme e dibattiti su “Odissea” di Christopher Nolan. Circolano anche spezzoni di altre trasposizioni appartenenti al passato, tra i quali spicca il noto sceneggiato realizzato dalla Rai, diretto da Franco Rossi, Piero Schivazappa e Mario Bava, e diffuso per la prima volta nel 1968. Si tratta di uno dei prodotti più famosi e apprezzati nella storia della emittente pubblica italiana, continuamente riproposto negli anni successivi fino ad oggi.
Il progetto fu fin dall’inizio molto ambizioso: una coproduzione internazionale con Francia e Germania per realizzare la prima produzione a colori nella storia della Rai. L’idea era creare un prodotto di alto livello da vendere poi all’estero, dove la tv era già a colori (in Italia arrivarono solo nel 1977). Il risultato fu ottimo sia a livello popolare che di critica. Lo sceneggiato riuscì infatti a coniugare la qualità cinematografica e di intrattenimento con le ambizioni divulgative ed educative tipiche del servizio pubblico in quell’epoca.
Tra gli anni ‘60 e ‘70 la Rai produsse molte trasposizioni dei grandi classici, romanzi e opere che la televisione voleva rendere accessibili al grande pubblico. Nell’Italia che si andava costruendo nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale la Rai fu infatti protagonista della progressiva scolarizzazione e diffusione della cultura in tutti gli strati della società italiana.
Allo stesso tempo, prendendo a modello la britannica BBC, si impose come istituzione culturale innovativa e con una capacità tecnica tra le più avanzate in Europa. Nel 1960, un periodo in cui i collegamenti via satellite erano ancora agli albori, la Rai fu la prima emittente televisiva di sempre a trasmettere in diretta i Giochi Olimpici, che quell’anno si svolgevano a Roma. Il modello di servizio pubblico all’avanguardia della Rai godeva di un’ottima reputazione internazionale che le valse grande prestigio. Opere come come “Odissea” di Rossi, Schivazappa e Bava restano a testimoniare un’epoca in cui l’Italia investiva nella produzione e diffusione della cultura con ambizioni internazionali.