«Invecchiare fa schifo». È difficile immaginare un titolo meno celebrativo per festeggiare un compleanno. Eppure è proprio questa la scelta del Festival della Disperazione, che dal 13 giugno al 25 luglio torna ad Andria per la sua decima edizione. Il sottotitolo, "Dieci anni portati male", chiarisce subito il tono dell'iniziativa: ironico, autoironico e profondamente legato alle inquietudini del presente. Perché dietro la provocazione c'è una domanda che riguarda un po' tutti: cosa significa invecchiare in una società che ci chiede di restare giovani, performanti, desiderabili e produttivi per sempre?

Da dieci anni il Festival della Disperazione prova a raccontare il nostro tempo partendo dalle sue fragilità. Negli anni ha affrontato temi come il fallimento, la precarietà, l'ansia e il senso di smarrimento che attraversano la contemporaneità. Per il traguardo della decima edizione ha scelto di confrontarsi con un'altra paura collettiva: quella di diventare irrilevanti. «In una società che ci vuole giovani per sempre, performanti per sempre, desiderabili per sempre, produttivi per sempre, invecchiare è quasi un atto di sabotaggio», spiega il direttore artistico Gigi Brandonisio. «Dentro l'invecchiamento c'è il futuro che smette lentamente di essere un continente e diventa una stanza».

Dal 13 giugno al 25 luglio il Seminario Vescovile di Andria ospiterà oltre un mese di appuntamenti tra incontri, spettacoli, monologhi, concerti e performance che proveranno a raccontare non solo l'invecchiamento dei corpi, ma anche quello delle relazioni, della politica, delle città e delle illusioni collettive. Tra gli ospiti più attesi figurano Luca Bizzarri, Sabina Guzzanti, Francesca Mannocchi, Nicola Lagioia, Concita De Gregorio, Francesco Piccolo, Roberto Mercadini, Emma Nolde, Giovanni Truppi, Mario Desiati e l'ex sindaco di New York Bill de Blasio.

Il programma attraversa alcuni dei temi più discussi del nostro tempo: dalle guerre alla crisi demografica, dalla salute mentale al lavoro contemporaneo, fino alle trasformazioni della famiglia, all'intelligenza artificiale e al rapporto tra tecnologia e democrazia. Tra gli appuntamenti di maggiore richiamo ci saranno l'incontro con Francesca Mannocchi e Rodrigo D'Erasmo dedicato al racconto della guerra, il dialogo con Bill de Blasio sul rapporto tra intelligenza artificiale e disuguaglianze sociali, la conferenza-spettacolo di Sabina Guzzanti sulla politica contemporanea e il ritorno di Luca Bizzarri con la sua satira sul presente.

A prima vista potrebbe sembrare un tema lontano dalle nuove generazioni. In realtà il Festival della Disperazione utilizza l'invecchiamento come lente per leggere molte delle ansie contemporanee. La paura di essere sostituiti, di perdere rilevanza, di non riuscire a tenere il passo con il cambiamento riguarda oggi anche chi ha venti o trent'anni. In un mondo dominato dagli algoritmi, dalla performance e dall'idea di un miglioramento continuo, il passare del tempo viene spesso percepito come un problema da nascondere piuttosto che come una parte inevitabile dell'esperienza umana.

Forse è proprio questa la ragione per cui un festival nato attorno alla parola "disperazione" è riuscito a diventare uno degli appuntamenti culturali più riconoscibili del panorama italiano. Perché più che celebrare il pessimismo, prova a trasformare le fragilità individuali in una riflessione collettiva sul presente. E quest'anno, a dieci anni dalla sua nascita, ha deciso di partire dalla più universale di tutte: il tempo che passa.