Perché siamo affascinati dagli spazi vuoti inquietanti?
Nel 2019 un celebre post pubblicato sul forum 4chan generò grandi attenzioni sulle cosiddette backrooms, gli spazi vuoti e anonimi che sembrano familiari ma allo stesso tempo inquietanti. L’estetica si basa su un’immagine in particolare. Alla richiesta di «pubblicare immagini inquietanti che dessero l’idea di avere qualcosa che non va» un utente rispose con una fotografia di una stanza svuotata con le pareti gialle illuminate al neon che riscosse grande successo.
Nei cinque anni successivi migliaia di utenti su varie piattaforme online hanno acceso un intenso dibattito su questi luoghi, alimentando un immaginario basato sulle situazioni paurose che venivano ambientate dentro le backrooms. Il fascino per le backrooms deriva dalle regole sempre valide dei film horror, in cui viene fatto ampio utilizzo di spazi disabitati e inospitali per generare un senso di paura dettato dall’impossibilità di prevedere e avere un controllo su quanto può accadere.
Nello specifico le backrooms vengono definiti “spazi liminali”: luoghi di soglia o passaggio resi inquietanti dalla loro familiarità, in cui però si insinuano oggetti e particolari fuori posto che ne mettono in dubbio l’apparente normalità. Il più apprezzato interprete di questo filone è Kane Parsons, che nel 2022, a sedici anni, pubblicò il primo cortometraggio dedicato ai backrooms su YouTube, realizzato con Blender e Adobe After Effects. Il successo fu immediato, tanto da attirare l’interesse della casa di produzione A24 che ha affidato a Parsons, a soli 20 anni, la regia dell’omonimo film “Backrooms” appena uscito nelle sale.
Al centro della storia c’è Clark, interpretato da Chiwetel Ejiofor, venditore di mobili che lavora nel proprio showroom nei sobborghi della Silicon Valley. Una sera nel seminterrato del negozio, Clark scopre l’accesso verso un mondo composto da stanze e corridoi indecifrabili che si rifanno all’estetica delle backrooms. Scosso quanto affascinato dalla scoperta, Clark coinvolge la dipendente Kat e il suo ragazzo Bobby nell’esplorazione dell’ambiente. Poi, quando non si avranno più notizie del protagonista, la sua terapeuta Mary Kline – interpretata da Renate Reinsve – entrerà nella backroom per cercarlo, dando vita a uno spaventoso viaggio nell’ignoto.
Il film sta dominando le classifiche globali: in Italia è uscito il 27 maggio e ha incassato 1.787.695 euro nei primi cinque giorni di programmazione, la più grande apertura di sempre per I Wonder Pictures che lo distribuisce in Italia. Buona parte del successo è dovuto alla grande presenza delle nuove generazioni. In un periodo difficile per il settore cinematografico, la GenZ è andata in sala per vedere la coronazione di una saga nata su internet che ha trovato spazio nella nuova scena dell’horror d’autore.