David di Donatello 2025, Elio Germano miglior attore: «Un palestinese deve avere la stessa dignità di un israeliano»
«Questa nostra democrazia viene dalle battaglie del movimento operaio, del movimento studentesco, femminista» ha detto ieri Elio Germano ritirando il David di Donatello come miglior attore protagonista per “Berlinguer – La grande ambizione”, «e voglio dedicare questo premio proprio a tutte le persone che lottano e che lotteranno per il raggiungimento di quella parità di dignità che c'è scritta nella nostra Costituzione».
«Parità di dignità», ha proseguito, «vuol dire che tutte le persone devono essere degne allo stesso modo: una persona povera deve avere la stessa dignità di una persona ricca, deve poter accedere all'istruzione, alla sanità… Una donna deve avere la stessa dignità di un uomo, un nero la stessa dignità di un bianco, un italiano la stessa dignità di uno straniero – e, permettetemi di dire, un palestinese la stessa dignità di un israeliano».
Germano ha ricevuto dalle mani di Claudio Santamaria il suo sesto David: ora ne ha uno in più di Marcello Mastroianni e uno in meno di Vittorio Gassman e Alberto Sordi. “Berlinguer” ha vinto anche il premio al miglior montaggio, mentre il miglior film è an “Vermiglio” in una cerimonia di premiazione incredibilmente politica grazie anche alla conduzione “lassista” di Elena Sofia Ricci e Mika – che dopo la mezzanotte si sono visibilmente arresi a un incorreggibile ritardo.
Hanno usato il microfono per fare discorsi politici anche Margherita Vicario («un'altra grande speranza è che i nostri rappresentanti politici investano un sacco di miliardi in arte, cultura, educazione, sanità – e un pochino meno nelle armi»), premiata per il miglior esordio alla regia, la colonna sonora e la canzone di “Gloria!” – e poi soprattutto Pupi Avati, che guardando direttamente la sottosegretaria Lucia Borgonzoni «l'organizzazione di questo David è una cosa meravigliosa, ma non assomiglia al cinema italiano; qui c'è l'opulenza, nel cinema italiano ci sono società piccole e indipendenti che fanno una fatica pazzesca»