“Mi piace lavorare” era il titolo di un film del 2003 diretto da Francesca Comencini, in cui Nicoletta Braschi – segretaria capocontabile con uno stipendio di 1.500€ al mese – subiva una serie di demansionamenti che sfociavano nel mobbing e nel bossing: fa causa all'azienda, grazie all'aiuto del sindacato, e vince – ma non sempre il rapporto tra il cinema, la TV e il mondo del lavoro ha avuto questo lieto fine.

Già nel 1952 il protagonista di “Vivere” di Akira Kurosawa si interrogava sulla monotonia del proprio impiego d'ufficio, ma solo dopo la diagnosi di un cancro: settant'anni dopo, siamo ancora lì, curvi alle scrivanie di uffici cubici, a smistare dati di cui non sappiamo nulla – con la sola differenza che ora siamo intervenuti chirurgicamente sulla nostra memoria per separare la vita all'interno dell'azienda da quella fuori. È la trama di “Scissione”, serie di Apple TV+ che nel 2022 fu un fulmine a ciel sereno e che, qualche settimana fa, è tornata con la sua seconda stagione.

Dagli stipendi stellari di “The wolf of Wall Street” (su NOW, Netflix e TimVision) alla volontà di precariato a tutti i costi di “Nomadland” (su Disney+); dalle situazioni da sit-com fra colleghe e colleghi (”The office”, “Scrubs”, “Parks and recreation”, “Superstore“) alla “Generazione 1.000 euro” di noi italiani, questi sono alcuni titoli che raccontano i lavori del 21esimo secolo – anzi, i “lavoretti”.

Scissione (2022–), su NOW

Vivere senza pensare al lavoro, lavorare senza pensare alla propria vita privata: un sogno? Forse un incubo, soprattutto se arriva il momento di dare le dimissioni… Cominciava così la prima stagione di “Scissione” – la serie diretta in gran parte da Ben Stiller in cui i dipendenti dell’azienda biotecnologica Lumon separano chirurgicamente i ricordi di quello che succede dentro l’ufficio da quello che succede fuori. 

Santa Maradona (2001), su NOW

A niente serve la laurea in Lettere (discussa durante il servizio militare): all’inizio del millennio, Stefano Accorsi passa senza successo da un colloquio di lavoro all’altro senza riuscire a pagare le bollette e l’affitto della casa che divide con Libero De Rienzo, “critico letterario” precario. “Santa Maradona”, il primo film di Marco Ponti, racconta la generazione «post yuppie, post grunge, post governo di Centro Sinistra».

Generazione 1.000 euro (2009), su Netflix

Meno di dieci anni dopo, i neo-trentenni italiani si riconoscono nella “Generazione 1.000 euro” – sulla scia del successo di un libro, un film e una Web community – così battezzata «per lo standard delle loro buste paga». Anche Matteo, uno dei protagonisti di questa storia, ha una laurea, un dottorato e un master in calcolo scientifico. Nell’infinita attesa del concorso, fa il “cultore della materia” in università e lavora per ripiego nel reparto marketing di un’azienda.

Frances Ha (2012), su Prime Video

Una passione non sempre può diventare un mestiere e allora, in “Frances Ha”, la 27enne Frances Halladay deve relegare la danza a un hobby: dati i prezzi di New York, deve farsi ospitare per dormire e accettare lavori precari e temporanei. 

Maid (2021), su Netflix

A Seattle, invece, la 25enne Alex lascia il fidanzato violento e si trasferisce in un rifugio con la loro figlia piccola, cercando di destreggiarsi tra la burocrazia degli aiuti governativi e un impiego come domestica. Basata sul memoir “Lavoro duro, paga bassa e la volontà di sopravvivere di una madre”, la miniserie “Maid”, è la cruda esplorazione della povertà in America.