Cosa succede quando il posto in cui sei nato viene raso al suolo davanti ai tuoi occhi, con la complicità dello Stato? “No Other Land” – da oggi disponibile anche sulla piattaforma MUBI – non è solo un documentario: è un grido di resistenza, un atto di denuncia che racconta una delle storie più ignorate e scomode del nostro tempo.

Diretto da quattro giovani – due palestinesi, Basel Adra e Hamdan Ballal, e due israeliani, Yuval Abraham e Rachel Szor – racconta in prima persona la lotta della comunità di Masafer Yatta, un’area rurale nel sud della Cisgiordania, che da anni è sotto attacco da parte dell’esercito israeliano.

Il film parte da una storia individuale, quella di Basel, attivista e documentarista che vive nella zona, e che da anni filma le demolizioni degli edifici, le evacuazioni forzate, le aggressioni dei coloni armati. In una delle sequenze più potenti, è costretto a guardare – e a filmare – mentre i bulldozer distruggono la casa che ha costruito con suo padre. A fianco a lui c’è Yuval, giornalista israeliano, che si schiera pubblicamente contro l’occupazione e che nel film dichiara:
«non possiamo continuare a far finta che questa terra ci appartenga, quando la stiamo strappando con la forza».

La loro relazione personale, politica, intima è uno dei fulcri narrativi del documentario. E rompe l'immagine monolitica delle due parti in conflitto, mostrando come la solidarietà possa nascere anche dentro le contraddizioni più violente.

Masafer Yatta è stata dichiarata zona militare d’addestramento nel 1981. Da allora, centinaia di famiglie palestinesi vivono con la costante minaccia dello sgombero. Nel 2022, la Corte Suprema israeliana ha autorizzato l'espulsione forzata di oltre 1.000 residenti, in quella che El País ha definito «una delle più grandi operazioni di trasferimento forzato dai tempi della Nakba». Ma la vita quotidiana, qui, continua. E “No Other Land” ce la mostra in tutta la sua crudezza: bambini che giocano tra le macerie, anziani che resistono, contadini che ricostruiscono le tende distrutte. Nessun filtro.

Recentemente il film è tornato al centro dell’attenzione anche per un episodio drammatico avvenuto a marzo 2025, quando Yuval Abraham è stato rapito a Ramallah da un gruppo armato palestinese mentre lavorava a una nuova inchiesta. Dopo ore di tensione, è stato rilasciato.

Il progetto ha affrontato non solo enormi difficoltà logistiche e politiche, ma anche tentativi di censura in diversi Paesi. Eppure, è riuscito a emergere, fino a conquistare il premio più ambito del cinema mondiale: l’Oscar. Durante il suo discorso, Yuval Abraham ha sottolineato le disuguaglianze tra israeliani e palestinesi, affermando: «Quando guardo Basel, vedo mio fratello. Ma viviamo in un regime dove io sono libero sotto la legge civile e Basel è sotto leggi militari che distruggono la sua vita».
Presentato alla Berlinale 2024, il film ha vinto anche il Premio del Pubblico e il Premio per il Miglior Documentario nella sezione Panorama.