«Roma non può diventare un centro commerciale»
«Trasformare spazi destinati alla cultura in hotel e centri commerciali è inaccettabile». Con queste parole, Martin Scorsese ha firmato la lettera aperta contro una proposta di legge regionale che consentirebbe la riconversione di 44 cinema chiusi a Roma.
L’appello, sostenuto da Jane Campion, Francis Ford Coppola, Wes Anderson e Ari Aster, ha già raccolto firme di registi e attori come Steven Spielberg, Isabella Rossellini, J. J. Abrams, James Franco, Kirsten Dunst, Pedro Costa e Guillermo del Toro. Anche il cinema italiano si è mobilitato: Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, Paola Cortellesi, Marco Bellocchio e Pierfrancesco Favino hanno chiesto al presidente del Lazio Francesco Rocca di bloccare la proposta, portando all’apertura di un tavolo di confronto.
L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Piccolo America, guidata da Valerio Carocci. Tra i sostenitori c’è anche Carlo Verdone, che denuncia la trasformazione della Capitale in una città sempre più schiacciata dal turismo mordi e fuggi, a scapito delle attività culturali. L’appello, inviato a Sergio Mattarella e Giorgia Meloni, avverte: «Una simile trasformazione rappresenterebbe una perdita irrecuperabile per la storia e l’eredità culturale della città».
Anche Francesco Totti è intervenuto ricordando le sale della sua infanzia: «A San Giovanni c’erano il Royal, il Paris, il Maestoso. Le amavo tantissimo. Non capisco come si possa pensare di trasformare i cinema abbandonati in supermercati».
Il problema non riguarda solo Roma. A Palermo si tenta un recupero post-pandemia, mentre Bari vive una crisi con molte sale storiche a rischio. Il Metropolitan di Napoli ha chiuso, ma è salvo dalla riconversione grazie a un vincolo culturale. A Firenze, il cinema Odeon è diventato in parte una libreria, mentre a Milano il 60% delle sale chiuse è stato trasformato in negozi, ristoranti e residenze.
L’appello chiede un intervento urgente per salvare i cinema come luoghi di cultura e aggregazione, evitando che diventino l’ennesima vittima della speculazione.