Dal carcere in Iran agli Oscar 2025: “Il seme del fico sacro”, il film contro il regime girato in clandestinità
di Luca FontòUn devoto avvocato viene nominato giudice istruttore al Tribunale Rivoluzionario di Teheran: gli dànno un grande appartamento, una pistola – ma gli viene chiesto di firmare ogni giorno centinaia di condanne a morte senza poter valutare le prove che gli forniscono i superiori: non a caso il suo predecessore è stato licenziato. Ogni sera torna a casa e litiga con le figlie adolescenti, che intanto seguono le proteste contro il governo iraniano sui social…
Comincia così “Il seme del fico sacro”, il film di Mohammad Rasoulof al cinema dal 20 febbraio e che rappresenta la Germania agli Oscar 2025 nella cinquina dei titoli internazionali. Rappresenta la Germania perché Rasoulof vive lì, in esilio: «sapevo che con questo film sarei finito in carcere. Ho camminato per 28 giorni prima di arrivare in un Paese confinante e poi da lì in Germania, l’unico posto dove potevo andare visto che avevano già registrato le mie impronte digitali e non avevo i documenti».
Rasoulof era già stato arrestato dopo aver vinto l’Orso d’Oro a Berlino 2020 (con un’altra pellicola sulla pena di morte, “Il male non esiste”) per «propaganda contro il regime» e «atti contrari alla sicurezza nazionale». Mentre era in carcere, alla fine del 2022, sono iniziate le contestazioni per la morte di Mahsa Amini, la ragazza accusata di non indossare l’ḥijāb in modo conforme: «le carceri si sono riempite a tal punto da scoppiare. Così dopo sei mesi mi hanno rilasciato».
Ha dovuto girare “Il seme del fico sacro” in clandestinità, con un titolo e una sceneggiatura finti; le persone coinvolte nel progetto – ridotte al minimo per non destare sospetti – venivano valutate su base politica: per i ruoli delle figlie, per esempio, non si potevano scegliere attrici adolescenti: servivano interpreti pienamente consapevoli delle conseguenze.
Nessuno era a conoscenza dell’esistenza del film finché non è stato annunciato nel programma del Festival di Cannes 2024: a quel punto il regime ha interrogato i membri del cast e della troupe, vietando loro di lasciare il Paese e facendo pressioni affinché lo rimuovessero dalla kermesse. Qualcuno è riuscito a scappare: Rasoulof si è presentato a Cannes con le foto di Soheila Golestani e Missagh Zareh, gli interpreti dei genitori, a cui è stato ritirato il passaporto.