4 film e una serie per capire il berlusconismo
Luca FontòIl presidente magnate ma anche il presidente operaio, l’uomo qualunque e il “self made man”: Silvio Berlusconi non è stato solo un politico. È stato capace di entrare nell’immaginario di un Paese intero e di modificarlo. Berlusconi ha rappresentato per alcuni l’ideale di uomo di successo che si è fatto da solo, per altri la fine della politica “dura e pura” e l’inizio di quella commerciale e performativa, ma per tutti c’è un prima e dopo Berlusconi. Dietro all’ex premier c’è non solo consenso e strategia da manuale di comunicazione politica, ma anche un vero e proprio sistema culturale che nel corso degli anni è andato a costituire il «berlusconismo», un fenomeno che ha definito valori ma anche pratiche di consumo, soprattutto mediatico e informativo. Berlusconi è stato il primo politico italiano a usare la televisione come amplificatore del suo personaggio, ed è stato anche tra i primi a reintrodurre temi populisti, a usare il linguaggio del corpo e a fondere la sfera politica con il mondo dello spettacolo e del consumo.
Per molti politologi la concentrazione di potere politico, economico e mediatico – senza riscontro negli altri Paesi occidentali – ha portato a leggere il potere berlusconiano e del berlusconismo come qualcosa di diverso da una democrazia perché legato al monopolio della comunicazione televisiva e culturale. Ma per capire quanto Berlusconi abbia cambiato la politica e la cultura basta pensare a “Videocracy” di Erik Gandini. Nel film, il regista fa iniziare, non a caso, il berlusconismo con il primo streap-tease trasmesso da una TV commerciale. In un momento storico in cui le persone si informavano quasi esclusivamente dalla televisione, Berlusconi ha scelto questo mezzo per raccontarsi e raccontare tutto ciò che gli italiani non avevano mai osato sognare. Il berlusconismo ha fatto il resto, facendo credere che tutti potessero essere Berlusconi.
Videocracy - Basta apparire
Nel 1978 nasce la «televisione del Presidente»: principale (se non unica) fonte di informazione per la quasi totalità degli italiani, la televisione influenza le scelte degli spettatori e promuove i valori. Nel documentario “Videocracy” Erik Gandini analizza come il potere mediatico sia la fonte del potere politico – non solo di Silvio Berlusconi ma anche di Lele Mora e Fabrizio Corona. Dopo il passaggio dalla 66esima Mostra di Venezia, né Mediaset né la RAI manderanno in onda il trailer: il film sarà trasmesso in TV solo da La7, nel 2011.
1992, 1993 e 1994
Non a caso la “discesa in campo” di Silvio Berlusconi, a gennaio 1994, viene annunciata con un videomessaggio inviato a tutti i telegiornali e le reti televisive nazionali: la decisione di partecipare alla politica nazionale, in realtà, è maturata nei due anni precedenti – il periodo coperto dalla serie di Stefano Accorsi, Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo. La vittoria della neonata Forza Italia alle elezioni politiche è il punto di inizio della Seconda Repubblica.
Il caimano
Non un film «su Berlusconi» ma sull’impossibilità di fare un film su Berlusconi: uscito in sala a ridosso delle elezioni del 2006, fu accusato di aver influenzato le scelte di voto. Nell’apocalittico finale, Nanni Moretti profetizza la condanna a sette anni di carcere e l’interdizione dalla politica che saranno pronunciate nel 2013.
Draquila – L’Italia che trema
Sabina Guzzanti racconta con urgenza le conseguenze politiche del terremoto dell’Aquila, le stesse circostanze con cui si conclude anche “Loro” di Paolo Sorrentino: nell’aprile del 2009 il Premier accusava una crisi di popolarità che la tragedia avrebbe potuto alleviare. Incarica Guido Bertolaso di costruire una nuova città da inaugurare il giorno del suo compleanno.
My way – Doc Berlusconi
Nel 2014 Rizzoli invita il giornalista Alan Friedman a farsi raccontare da Berlusconi la storia della sua vita; il Cavaliere risponderà citando Steve Jobs: «io le racconterò la mia storia, lei scriverà ciò che vuole». Ne è scaturita un’intervista di oltre 28 ore, a cui si sono aggiunte altre conversazioni avvenute in diciotto mesi.