C’è una raccolta firme per tassare i grandi patrimoni in Italia
C’è una nuova proposta di legge di iniziativa popolare che punta a introdurre in Italia un’imposta annuale progressiva sui grandi patrimoni superiori ai 2 milioni di euro, con aliquote comprese tra l’1% e il 3,5%. “1%EQUO” è stata depositata in Corte di Cassazione ed è promossa da un comitato che riunisce economisti, giuristi, accademici e figure del mondo culturale e dell’attivismo sociale. La proposta si può firmare online con SPID o CIE in pochi minuti oppure ai banchetti attivati in tutta Italia. C’è tempo fino al 15 novembre.
La proposta prevede un’imposta patrimoniale applicata esclusivamente alla quota di ricchezza eccedente i 2 milioni di euro, escludendo la prima casa. La platea stimata è ristretta: tra 200mila e 500mila contribuenti, meno dell’1% della popolazione. Le aliquote crescono in modo progressivo: secondo le stime contenute nel testo, il gettito potenziale oscillerebbe tra 26 e 60 miliardi di euro l’anno.
Le risorse sarebbero vincolate al finanziamento di sanità pubblica, istruzione, politiche abitative, transizione ecologica, sicurezza sul lavoro e sostegno al reddito, con una quota destinata alla riduzione della pressione fiscale sul lavoro. Alla base della proposta c’è una lettura precisa del sistema fiscale italiano: una progressività incompleta.
Secondo i promotori, il principio sancito dall’articolo 53 della Costituzione – secondo cui il sistema tributario deve essere progressivo – non si realizzerebbe pienamente nella struttura attuale del prelievo. Le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza vengono indicate come elemento centrale del problema: il 10% più ricco delle famiglie detiene circa il 60% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera si ferma a poco più del 7%.
Negli ultimi mesi il tema ha riaperto una frattura all’interno del “campo largo” del centrosinistra. Alleanza Verdi e Sinistra ha rilanciato con forza l’ipotesi di una tassa sui grandi patrimoni come strumento di redistribuzione della ricchezza e finanziamento del welfare. Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno di fatto escluso l’ipotesi di una nuova patrimoniale nazionale all’interno del programma di coalizione: nessun intervento generalizzato sui patrimoni e nessuna nuova imposta che possa colpire in modo diretto il ceto medio. La linea prevalente sarebbe quella di concentrare eventuali interventi sui cosiddetti “grandi patrimoni” in una prospettiva più ampia, possibilmente europea.