«Tassare i ricchi» per risolvere le crisi di bilancio del Paese. Lo slogan viene scandito durante le decine di manifestazioni che da settimane si moltiplicano in Francia. Il presidente Emmanuel Macron, che nel 2018 aveva abolito l’imposta sulla ricchezza introdotta dal Partito Socialista negli anni Ottanta - guadagnandosi il soprannome di “presidente dei ricchi” - si trova ora a dover fronteggiare un debito pubblico crescente e un deficit di bilancio salito al 5,4%, quasi il doppio del limite fissato dall’Unione Europea.

Per i manifestanti, la soluzione è semplice: «Riprendiamoci i soldi che i ricchi ci hanno rubato». Tassare i super ricchi, sostengono, sarebbe il modo più diretto per colmare il buco di 40 miliardi di euro nei conti pubblici. In questo contesto, è tornata al centro del dibattito la proposta dell’economista francese Gabriel Zucman, che invoca una tassa globale sul patrimonio delle famiglie più ricche, con un’aliquota minima del 2%. Secondo i calcoli di Zucman, in Francia la misura colpirebbe circa 1.800 nuclei familiari con oltre 100 milioni di euro in beni complessivi - immobili, aziende, azioni e altri investimenti - e potrebbe generare tra i 15 e i 20 miliardi di euro l’anno.

Il piano è stato già presentato al G20 dello scorso anno e - come prevedibile -  ha suscitato reazioni contrastanti. Il progetto di legge è stato approvato dall’Assemblea Nazionale lo scorso febbraio, ma respinto dal Senato, a maggioranza di destra, a giugno.

L’idea però non si ferma ai confini francesi. Secondo il notiziario europeo Europa Settegiorni, che racconta la vita economica e sociale del continente, il consenso per una misura simile sta crescendo. «I multimilionari pagano proporzionalmente meno tasse delle persone comuni, e l’opinione pubblica considera inaccettabile che i governi, alla ricerca di nuove entrate, non si rivolgano a questa categoria privilegiata per far quadrare i bilanci degli Stati», spiegano i giornalisti autori del notiziario. Un sondaggio recente mostra che due terzi dei cittadini dell’Unione Europea sarebbero favorevoli a una tassa sui super ricchi.

Nel Regno Unito, migliaia di persone hanno manifestato a Londra chiedendo un’imposta del 2% sulla ricchezza oltre i 10 milioni di sterline, circa 11,5 milioni di euro. Ad aprile, il governo laburista ha già abolito lo status dei cosiddetti non-dom, che consentiva ai residenti con domicilio fiscale all’estero di non pagare tasse sui redditi guadagnati fuori dal Regno Unito, una decisione accolta da molti come un passo verso una maggiore equità fiscale.

In Norvegia, la tassazione della ricchezza è stata uno dei temi centrali delle elezioni generali di settembre. Oslo impone già una tassa sui cittadini più abbienti, ma cresce il timore che i ricchi possano emigrare per evitarla: il tema è stato centrale nella campagna elettorale. Alla fine, il Partito Laburista è stato confermato al Governo e con esso la tassa sui super ricchi.

Anche la Svizzera è al centro del dibattito: a novembre gli elettori saranno chiamati a votare su un referendum che propone di introdurre un’imposta di successione del 50% sui patrimoni ereditati superiori ai 50 milioni di franchi - circa 50 milioni di euro - destinando i proventi alla transizione climatica.

Il sostegno popolare si spiega con un dato difficile da ignorare: la ricchezza in Europa è distribuita in modo fortemente diseguale. Secondo la Banca Centrale Europea, il 5% delle famiglie più ricche detiene quasi il 45% della ricchezza netta dell’Eurozona. Nel 2024, la ricchezza dei super ricchi globali ha raggiunto la cifra record di  79.300 miliardi di dollari. In Europa, mentre il numero complessivo dei “ricchi” è diminuito del 2,1%, quello dei super ricchi è cresciuto del 3,5%, segno di una concentrazione della ricchezza sempre più marcata.

Eppure, i miliardari continuano a pagare in proporzione meno tasse - tra il 15 e il 25% del loro reddito - contro il 35-55% della classe media e lavoratrice. La ragione principale è che i super ricchi traggono i loro guadagni soprattutto da rendite e investimenti, soggetti ad aliquote più leggere, e possono permettersi i migliori consulenti fiscali.

Attualmente, solo Spagna, Norvegia e Svizzera applicano vere e proprie tasse patrimoniali, con risultati fiscali contenuti. Ma le esperienze di questi Paesi mostrano che l’esodo dei miliardari non è inevitabile: in Francia, quando le imposte sui redditi più alti furono aumentate temporaneamente, l’emigrazione crebbe di meno dell’1%. Lo stesso è accaduto nel Regno Unito dopo la riforma del regime non-dom.

Il dibattito si è esteso anche ai grandi forum internazionali. Al World Economic Forum di Davos, 370 milionari e miliardari - tra cui l’austriaco-tedesca Marina Engelhorn, erede di 27 milioni di euro - hanno firmato una lettera aperta ai leader mondiali chiedendo di «tassare la grande ricchezza». Engelhorn, oggi attivista, ha annunciato che donerà 25 milioni del suo patrimonio, diventando uno dei volti simbolo della campagna per una maggiore giustizia fiscale.