Il Trentino Alto-Adige verserà 1.100€ per la pensione di ogni neonato
Sta ricevendo apprezzamenti un’iniziativa della Regione Trentino Alto-Adige volta a diffondere una maggiore consapevolezza finanziaria. Il Consiglio regionale si appresta a votare una norma che prevede il versamento fino a 1.100 euro per istituire un fondo pensione privato a ogni neonato e neonata del territorio. «Si tratta di un intervento concreto che guarda al lungo periodo e nasce dalla consapevolezza che, con il passaggio ormai consolidato al sistema contributivo, le pensioni future saranno sensibilmente inferiori rispetto a quelle del passato», si legge in una nota.
Il contributo è pari a 300 euro alla nascita, o all’atto dell’adozione o dell’affidamento. Per i quattro anni successivi è prevista l’erogazione di ulteriori 200 euro all’anno, a condizione che la famiglia versi almeno 100 euro annui nello stesso fondo. Il provvedimento vale anche per i bambini già nati – per il momento saranno coinvolti i minori che al 1° gennaio 2025 non hanno ancora compiuto cinque anni o per i quali non siano ancora trascorsi cinque anni dall’adozione o dall’affidamento.
In un mercato del lavoro con salari inferiori a quelli delle altre grandi economie europee, e spesso con carriere discontinuee per via del precariato fin dai primi impieghi, mantenere un tenore di vita adeguato una volta andati in pensione affidandosi esclusivamente al sistema pensionistico pubblico sarà un privilegio di pochi. Con il sistema pensionistico sotto pressione da decenni, disporre di un’integrazione è ormai necessario per avere una sicurezza economica quando si smetterà di lavorare. Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 avrà infatti una pensione calcolata completamente col sistema contributivo: si farà affidamento esclusivamente sui contributi versati, che si tradurranno in una quota mensile largamente inferiore agli ultimi stipendi.
La forma integrativa più diffusa sono i fondi pensione, che raccolgono i soldi dei clienti e li investono facendo crescere la somma nel tempo. Al momento della restituzione, una volta smesso di lavorare, la cifra versata sarà così integrata con gli interessi. Prima si inizia ad investire anche piccole somme nei fondi pensione più cresceranno nel tempo gli interessi. In questo senso, l’obiettivo della misura del Trentino Alto-Adige è prima di tutto «culturale», aveva spiegato a giugno l’assessore regionale alla previdenza sociale Carlo Daldoss: l’educazione finanziaria può fare la differenza fin da piccoli.
Per lo stesso motivo molti lavoratori dipendenti scelgono di destinare il TFR a un fondo pensione fin dalla prima assunzione, al posto di lasciarlo in azienda e riceverlo alla fine del rapporto di lavoro. Ad oggi il lavoratore assunto ha sei mesi per scegliere, e in caso di mancata comunicazione il TFR resta in azienda. Nella nuova legge di Bilancio nazionale le cose potrebbero cambiare. Il Governo propone di invertire la opzione di silenzio-assenso, così il TFR di chi verrà assunto per la prima volta dal 2026 in poi finirà obbligatoriamente nei fondi pensione, a meno che l’interessato entro 6 mesi non dichiari di volerlo tenere in azienda.