È scontro tra la Conferenza Episcopale Italiana e il governo sull’8xmille. All’origine della polemica, la decisione dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni di ampliare le finalità per cui i contribuenti possono destinare la propria quota dell’Irpef allo Stato. Oltre a beni culturali, fame nel mondo, calamità naturali, edilizia scolastica e assistenza ai rifugiati, da quest’anno sarà possibile scegliere anche la prevenzione e il recupero dalle tossicodipendenze e da altre dipendenze patologiche.
Una novità che non è piaciuta al cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, che ha espresso «delusione per la scelta del governo di modificare in modo unilaterale le finalità e le modalità di attribuzione dell’8 per mille di pertinenza dello Stato». Per l’arcivescovo di Bologna, la decisione «crea una disparità che penalizza la Chiesa cattolica e le altre confessioni religiose firmatarie delle intese».
L’8xmille può essere infatti destinato dai contribuenti allo Stato o a una delle dodici confessioni religiose che hanno firmato un’intesa. L’ampliamento delle destinazioni possibili per la quota statale preoccupa il Vaticano, che teme un’ulteriore erosione delle donazioni, in un periodo già complesso sul piano economico per le finanze ecclesiastiche.
Secondo quanto riportato da Sergio Rizzo su Milano Finanza, la Chiesa cattolica incassa ogni anno circa un miliardo di euro dall’8xmille. Una cifra ingente, che però in gran parte arriva grazie al meccanismo dell’“inoptato”: se un contribuente non esprime alcuna preferenza, la sua quota viene redistribuita in base alle scelte della maggioranza relativa.
Nonostante il calo delle firme, la Chiesa resta la principale destinataria dell’8xmille. Tuttavia, la tendenza è in discesa. Come ricorda Massimo Brugnone nel podcast Notizie a colazione, nel 2022 solo 11,3 milioni di contribuenti hanno firmato per la Chiesa, contro i 15,6 milioni del picco registrato nel 2010. Nel 2020, senza il meccanismo dell’inoptato, la Chiesa avrebbe incassato 409 milioni di euro. In realtà, ne ha ricevuti 911: circa 500 milioni, dunque, sono arrivati da contribuenti che non avevano indicato alcuna preferenza.